Intervista a Gloria Vanni, blogger di “Less is Sexy”

Gloria Vanni Less is SexySostenibilità è una parola che tutti, almeno una volta, abbiamo già letto e ascoltato. Ci sono persone che hanno fatto della sostenibilità il perno su cui incentrare la loro vita. Una di queste è Gloria Vanni, giornalista, blogger e communication specialist, autrice del blog Less Is Sexy.

E Gloria è la professionista della comunicazione che ho intervistato oggi. Donna appassionata, poliedrica e amante della vita vissuta con pienezza, Gloria ci spiega qual è la sua idea di sostenibilità e perché la sostenibilità merita la nostra attenzione e condivisione pratica.

A questo punto, cedo la parola a Gloria. Per sentire direttamente da lei quali sono le esperienze di vita e professionali che l’hanno avvicinata alla sostenibilità. E perché, in quest’epoca di cambiamenti così radicali, la sostenibilità può essere uno strumento che ci aiuta a vivere e a lavorare con maggiore rispetto non solo per l’ambiente ma soprattutto verso noi stessi e gli altri.

 

Ciao Gloria, e grazie delle tua disponibilità. Inizierei chiedendoti di raccontarci qualcosa di te. Per esempio, qual è la tua formazione? E da dove nasce la tua passione per la scrittura?
Ciao Alessandro e grazie per la tua ospitalità! Da dove comincio? Più che di formazione, vorrei parlare di esperienze di vita. Sono nata a Genova ma in me c’è anche sangue toscano. Dopo un primo anno di Lingue Moderne, sono passata a Lettere e Filosofia perché a venti anni sono partita in barca a vela per lavorare con compagnie di charter/noleggio.
Ho navigato per cinque anni e mi sono laureata in Psicologia. Il mio 110 e lode è per una tesi sulla coppia che sceglie di vivere in mare, iniziata in Sudan e terminata a Genova. Un percorso che mi ha fatto capire quanto la scrittura fosse/sia nel mio DNA. E il giorno in cui mare e barche hanno iniziato a essere piccoli e stretti, mi sono trasferita a Milano. Era l’unico luogo dove sentivo possibile la realizzazione un altro sogno: scrivere, essere giornalista. Professione che ho svolto per quasi un quarto di secolo – caspita, quanto tempo! –, con passione, amore, determinazione. Credo di essere stata uno dei pochi “inviati di vita” e non di guerra nella storia del giornalismo italiano.

 

Quand’è sbocciato invece l’amore per il web?
A fine 2008, a pochi mesi dalla chiusura della testata di cui ero caporedattore e dal mio licenziamento. Ho perso il lavoro e, dopo infiniti tentativi per trovarne un altro, mi sono detta: ti è stata tolta la possibilita di comunicare sulla carta, dove e come continuare a praticare questa passione? Sul web! Ho iniziato a fare corsi, a studiare, a leggere, a navigare per imparare una scrittura diversa da quella di giornalista della carta. E, a essere sincera, continuo a imparare ogni giorno…

 

Parliamo di Less Is Sexy, il tuo blog. Cominciamo dal suo nome, che è davvero bello: come mai hai scelto di chiamarlo così?
Il blog è parte di un progetto, #LessIsSexy, dedicato alla sostenibilità e il nome risponde alla necessità di condividerne il lato B: quello meno rigoroso, noioso, minaccioso. Cioè, quello leggero, giocoso, ironico. Il meno è seducente e le seduzioni del meno cantano meglio in inglese. Ecco il perché di Less Is Sexy. Per me la sostenibilità è una canzone d’amore alla vita. Non è semplice rendere smart e pratica un’idea costretta a dialogare perlopiù con l’ambiente. Abbiamo tutti bisogno di sostenibilità e i piaceri del meno sono più vicini e desiderati di quanto, a volte, ne siamo consapevoli.

 

Nel blog racconti per l’appunto la sostenibilità. Ci spiegheresti di che si tratta?
Per me la sostenibilità è prima di tutto umana. E la sostenibilità di ognuno di noi è sì personale ma si riflette anche sugli altri, quindi è pure sociale, ambientale, globale. Ognuno di noi può costruirsi una propria “sostenibilità su misura” che in pratica è un puzzle di gesti come prendersi cura di se stessi e degli altri; proteggere l’identità propria e altrui; riconoscere e accettare le differenze che sono ricchezza. E ancora, offrire sostegno e fare rete perché insieme è meglio; fare impresa e business nel rispetto della dignità delle persone; vivere con etica, equità, educazione, rispetto, buon senso. La sfida è trasformare azioni sostenibili in abitudini conosciute e condivise.

 

Ma è davvero possibile vivere in un mondo sostenibile? Se sì, quali potrebbero essere le vie?
Credo che in un mondo più sostenibile del nostro ci vivessero già i nostri nonni e bisnonni: perché non dovremmo desiderarlo anche noi? In fondo, si tratta (anche) di riscoprire valori e tradizioni di una volta, dimenticati in città, ancora vivi in borghi e comunità che spesso nascono online per poi assumere una fisionomia offline. In questo senso, trovo che il web offra straordinarie opportunità. Non raccoglierle è uno spreco! Viviamo in un’epoca di cambiamenti e possiamo essere artefici di cambiamenti nati dal basso, da ognuno di noi. La storia insegna che questa è la genesi di grandi rivoluzioni.

 

Esiste anche una sostenibilità nella comunicazione?
Assolutamente sì. I video di Coca-Cola sono comunicazione sostenibile. Ma sono tanti altri gli esempi che trovo e pubblico anche su Less Is Sexy nella sezione #SexyInspirations. Sono spunti di riflessione per ripercorrere, a modo proprio, strade tracciate da altri dove empatia, etica, comprensione e compartecipazione sono temi diffusi e condivisi. Ed è ciò di cui abbiamo bisogno, più o meno ovunque.

 

Sei una blogger ma sei anche una giornalista. I blogger sono i nuovi giornalisti? Oppure sono due mestieri distinti e che devono restarlo?
Penso che ognuno di noi sia oggi blogger, giornalista, strumento di comunicazione, testimone del proprio tempo. Chiunque può dare una notizia in 140 caratteri su Twitter, basta che abbia un account. La domanda è: quante persone la leggono, condividono e commentano? Non so quanti giornalisti della carta, soprattutto della mia generazione – over 50 e con il candido capello –, abbiano colto le opportunità di Internet e della comunicazione online. Fino agli anni Ottanta/Novanta del secolo scorso c’erano solo media offline – TV, carta, radio, affissioni… –, oggi ci sono (anche) soprattutto quelli online. «Se NON comunichi, NON esisti»: sono parole di Paolo Massobrio, giornalista che ha (r)accolto la sfida digitale. Parole che sottoscrivo e condivido. Se vuoi essere un professionista della comunicazione, devi metterci la faccia, ogni giorno. Poi, sono e rimarrò sempre una giornalista che, con curiosità, ogni giorno prova e sperimenta anche l’essere blogger.

 

Quali sono, a tuo giudizio, le qualità di un bravo blogger?
Chiedersi ogni giorno “perché” e “perché no?”. Perché qualcuno dovrebbero leggermi? Perché sento di dover scrivere questo post? Perché questo articolo ha tante/poche condivisioni/commenti/conversazioni? Perché è bene scegliere la qualità anziché la quantità? Perché no? Domandare, con umiltà, a chi ne sa più di te e a chi ti segue: nessuno nasce imparato. Aggiustare il tiro grazie ai confronti costruttivi è necessario.
Io faccio verifiche e bilanci ogni sei mesi. #LessIsSexy è un laboratorio a più voci dove si continua a sperimentare, con coraggio e passione. Dove il dubbio è un compagno più affettuoso della certezza.

 

Ci dai la tua definizione di “contenuti di qualità”?
Conoscenza e competenza espressi con piacevolezza e leggerezza. I miei maestri sono Cinzia Di Martino e Riccardo Esposito.

 

Ci staranno di certo leggendo degli studenti universitari che, dopo la laurea, hanno intenzione di cercare lavoro nella comunicazione sul web. Hai qualche consiglio per loro?
Coltivare curiosità e passioni, investire in corsi ed esperienze, anche quelle che all’inizio possono sembrare lontane dai propri sogni e obiettivi. Perché tutto concorre a fare parte di un bagaglio, umano e professionale, liquido e cangiante. Andare all’estero, viaggiare, confrontarsi con il mondo per tornare, se si torna, con ricchezze diverse.

 

Puoi indicarci qualche risorsa – sito web o libro – che hai trovato particolarmente utile e formativo?
Oltre a Cinzia e Riccardo, seguo i siti di Rudy Bandiera, Riccardo Scandellari, Giorgio Taverniti, Franz Russo, Futura Pagano, Rosa Giuffrè, Cristiana Tumedei, Ludovica De Luca… Pennamontata, APclick, WebHouse, ParliAMO Digitale… Ho dimenticato qualcuno? Sì, sicuramente… ma non Comunicare sul Web!
Per quanto riguarda i libri, la mia estate 2014 è scandita dalla lettura di Fai di te stesso un brand di Riccardo Scandellari, Rischi e opportunità del web 3.0 di Rudy Bandiera, Scopri Google Plus e conquista il web di Salvatore Russo… Sono ovvia? Per i miracoli mi sto ancora attrezzando!

 

Siamo in chiusura. Quali sono i tuoi obiettivi a breve termine? E quelli sul lungo periodo?
Rendere nota, apprezzata e condivisa la sostenibilità è uno dei miei obiettivi a breve/medio termine. Fare in modo che il progetto #LessIsSexy raggiunga una sostenibilità economica, sia un’opportunità professionale e uno strumento capace di contribuire alla sostenibilità in Italia e nel mondo è un obiettivo nel medio/lungo periodo!
Rivendico il mio essere cangiante e liquida e, come consiglia quel grande saggio di Zigmunt Bauman, navigo a vista verso la sostenibilità con un equipaggio giovane e appassionato. Sì, perché #LessIsSexy è oggi una barca a vela. Domani? Non me lo chiedere, non lo so!

 

Ringrazio Gloria per aver condiviso con noi il suo progetto di sostenibilità. E posso consigliare a voi lettori di seguirla – oltre che sul suo Less Is Sexy – sulle pagine Facebook, Google Plus e Twitter dedicate al blog.

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