Native advertising: il punto della situazione nel 2014

native advertisingOggi vi presento un’ interessante infografica di Copyblogger – a destra, clicca per ingrandirla – che riporta i risultati di una ricerca sul native advertising. Ma prima di tutto, definiamo che cosa s’intende con l’espressione native advertising.

A tal riguardo, facciamo parlare direttamente Wikipedia, secondo cui il “native advertising è una forma di advertising online che assume l’aspetto dei contenuti del sito web sul quale è ospitata, cercando di generare interesse nei visitatori”. In sostanza, il native advertising non è altro che pubblicità inserita direttamente nei contenuti web. È insomma uno dei modi di fare content marketing efficace nel 2014.

In effetti, la definizione prosegue spiegando che “il native advertising è un metodo pubblicitario contestuale che fonde contenuti di qualità e annunci pubblicitari all’interno del contesto editoriale dove essi vengono posizionati, indicando chiaramente chi è l’inserzionista che sponsorizza tali contenuti”. Molto bene: il native advertising – contrariamente per esempio a quanto avviene con il pubbliredazionale – gioca a carte scoperte, dichiarando con trasparenza come stanno le cose, e cioè che il contenuto è a pagamento.

Fatta questa premessa, andiamo a vedere quali sono i risultati a cui l’indagine sul native advertising ha condotto. Le domande fatte al campione di oltre duemila intervistati sono dodici. Ve le riporto sotto, assieme alle risposte che sono state fornite.

 

  • Sai che cos’è il native advertising?

    Sorpresa: ben il 49% degli intervistati risponde di non saperlo!

 

  • Quali di queste pubblicità sono secondo te sono native advertising?

    Il 9% indica i tweet sponsorizzati, il 16% gli advertorial, il 14% i contenuti web che fanno riferimento a un brand, il 23% le tre forme di pubblicità prima elencate e il 38% non sa che cosa rispondere.

 

  • Che ne pensi del native advertising?

    Il 25% dice che non gliene potrebbe importare di meno (!), il 3% lo considera un male, il 21% lo promuove a pieni voti, mentre il 51% è scettico nei suoi confronti.

 

  • La tua azienda ha un budget dedicato al native advertising?

    Per il 91% degli intervistati la risposta è no. Solo il 9% i brand e le aziende che spendono soldi per questo tipo di content marketing. Probabilmente, le aziende sono legate a forme di pubblicità sul web più consolidate, come i banner pubblicitari, Google AdWords, l’email marketing, le landing page.

 

  • Quanto spende la tua azienda ogni mese in native advertising?

    1. Fino a 100 dollari: 91%.
    2. Da 101 a 500 dollari: 5%.
    3. Da 501 a 2.000 dollari: 2%.
    4. Da 2.001 a 5.000 dollari: meno dell1%.
    5. Oltre 5.000 dollari: meno dell’1%.

 

  • Freelance e web agency: quanto del vostro lavoro è native advertising?

    L’81% risponde lo 0%. Il 13% indica una percentuale maggiore del 25%. Il 3,5% risponde che è più della metà. L’1,5% dice che è più di tre quarti. L’1% indica che è il 100%.

 

  • Ti piace presentare il native advertising come un’opzione di pubblicità?

    Il 37% dice di no, assolutamente. Il 22% risponde decisamente di sì. L’11% risponde di sì. Mentre il 30% si mostra abbastanza tiepido a questa idea.

 

  • Quali brand stanno facendo native advertising in modo efficace?

    Ecco i primi dieci brand che gli intervistati hanno nominato:
    native advertising

 

  • Il native advertising inganna secondo te i lettori?

    Il 61% degli intervistati dice di no, mentre il 39% dice di sì.

 

  • Quanto saresti interessato se un brand creasse contenuti di questo tipo in un giornale come il New York Times?

    Il 33% risponde che non ne sarebbe minimamente interessato. Il 18% dice che sarebbe molto interessato, mentre il 18% sarebbe ben predisposto. Tiepido il restante 31% degli intervistati.

 

  • Quanto saresti interessato se un brand creasse contenuti di questo tipo in una piattaforma come Buzzfeed?

    Qui, il 45% si dimostra totalmente disinteressato, mentre il 27% sarebbe interessatissimo e il 6% piuttosto predisposto. Tiepido il rimanente 22% degli intervistati.

 

  • Quanto saresti interessato se una società o un’agenzia condividesse la notizia?

    Il 19% si dimostrerebbe nemmeno un po’ interessato. Il 12% moltissimo interessato e il 44% parecchio. Il 25% del campione sarebbe poco coinvolto dalla cosa.

 

Ecco, questi sono i risultati della ricerca di Copyblogger sullo stato del native advertising nel 2014. Non sarà un’indagine esaustiva e perciò significativa al 100%, però dà delle risposte interessanti. In buona sostanza, su questo campo dell’inbound marketing c’è ancora molto da lavorare.

E tu, che ne pensi di questi risultati. Più in generale: sai di che cosa si parla quando si fa riferimento al native advertising? Ne hai mai fatto uso per raggiungere i tuoi obiettivi di digital marketing? Pensi che in futuro il budget che destini a questa forma di pubblicità sul web crescerà? Oppure continuerai a puntare su forme di pubblicità online più tradizionali, come i banner pubblicitari?

Dai, lascia un commento qui sotto e condividi con tutti noi le tue esperienze e le tue osservazioni sul native advertising!

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