Intervista a Samuele Onelia, fondatore di Italian Indie

Samuele Onelia Italian IndieAvete mai pensato qualcosa del tipo: “Mi sono davvero stufato di lavorare come dipendente, adesso mollo tutto e mi metto in proprio, magari aprendo un’attività online”? Se la risposta alla domanda è sì, questa intervista a Samuele Onelia è quel che fa per voi.

Samuele è infatti l’ideatore di Italian Indie, un progetto dedicato a chi vuol raggiungere l’indipendenza economica attraverso un percorso imprenditoriale personale. Un percorso che spesso si realizza passando dal web. Come saprete, questo tema è molto attuale, vista l’attenzione crescente verso le startup. E visto anche il numero di professionisti e consulenti che si rivolgono al web per ottenere visibilità e occasioni di lavoro.

Italian Indie nasce proprio con l’intenzione di essere un punto di riferimento per gli imprenditori che vogliono creare una startup e per chi progetta di diventare libero professionista cogliendo le occasioni del web.

Ma lasciamo subito la parola a Samuele. Andiamo a sentire direttamente dalle sue parole quali sono gli obiettivi di Italian Indie. In particolare, cerchiamo di capire qual è la molla che spinge così tante persone a diventare e-imprenditori. E quali competenze e qualità deve avere chi vuol fare questo salto.

 

Ciao Samuele, e grazie della tua disponibilità. Inizierei chiedendoti di parlarci un po’ di te. Per esempio, qual è la tua formazione? E da dove nasce la tua passione per l’imprenditoria, soprattutto quella legata al web?
Io sono farmacista, ma già prima di lanciare Italian Indie avevo in mente di creare un progetto online e da lì sviluppare un mio business.
Una tappa fondamentale del mio percorso è stata la lettura de I quadranti del cashflow di Robert Kiyosaki. Grazie a questo libro, sono riuscito a mettere a fuoco la necessità di diventare indipendente attraverso un’attività d’impresa. L’ho letto a ventidue anni, se non sbaglio, e da lì è iniziata una ricerca personale per capire come applicare quei concetti. Sono approdato al web e al web marketing nel particolare.
Ho provato diverse volte a creare una mia piattaforma online, e tutte le volte mi fermavo davanti a qualche ostacolo, primo fra tutti “come porto le persone su questo sito?”.
A posteriori credo sia stato utile provare e sbagliare, perché mi ha permesso di individuare quali informazioni mi mancavano per realizzare l’obiettivo, ma di sicuro nel mentre era frustrante.

 

Italian IndieQuando e perché hai deciso di creare Italian Indie?
Italian Indie è nato come progetto a novembre 2013.
In quel momento avevo pronto un biglietto per l’Australia, la partenza era a gennaio 2014. Avevo deciso di prendermi un anno per capire una volta per tutte che cosa dovevo fare per creare sul web qualcosa che funzionasse.
Per prepararmi al viaggio in Australia avevo iniziato ad ascoltare podcast in inglese. Mi piacevano le interviste agli imprenditori americani, in cui si spiegava come avevano messo in piedi le loro attività.
Io adoro leggere, ma più ascoltavo podcast e più constatavo l’utilità di questa tecnologia. Finalmente gli spostamenti in macchina non erano più uno spreco di tempo!
Poi ho cominciato a vedere che cosa c’era in Italia al riguardo. Esistevano effettivamente alcuni podcast interessanti, ma sul lato business non c’era praticamente nulla. E così ho deciso di scommettere su questa tecnologia.
Per quanto riguarda l’argomento, la scelta è stata invece facile. Volevo intervistare gli imprenditori (in particolare quelli che operavano online), per capire quali erano le loro strategie e come riuscivano a raggiungere gli obiettivi.

 

Il tratto distintivo di Italian Indie sono appunto le sue interviste. In parte, hai già iniziato a spiegarci le ragioni di questa tua scelta, ma vorrei che le approfondissi: perché proprio le interviste telefoniche invece delle tradizionali interviste scritte?
Con l’aumento continuo degli smartphone, la fruizione dei contenuti sarà sempre più spostata verso il mobile.
Questa però è un’ipotesi (verosimile, ma pur sempre un’ipotesi). Quello che mi ha fatto realmente propendere per il podcast è che il semplice testo scritto crea pochissima empatia con il lettore, mentre chi ascolta la mia voce in cuffia ha una connessione molto più profonda con me. Per lui non sono un blogger qualunque, ma Samuele Onelia, cioè una persona con cui, di fatto, ha passato del tempo.
Già nella prima settimana di pubblicazione delle interviste avevo ascoltatori che mi scrivevano, entusiasti di quello che avevano sentito.
C’è un terzo fattore: un’intervista di un’ora equivale a novemila-dodicimila parole, e leggerle tutte è veramente impegnativo. Le interviste più brevi perdono moltissimi dettagli e informazioni utili, per cui risulterebbero meno interessanti.
Nel complesso, credo che per le interviste il podcast sia lo strumento ideale, ma, per non sbagliare, sul sito ci sono tutte le trascrizioni. E in questi giorni sto testando le video interviste, quindi a breve ci saranno tutti e tre i formati.

 

Alcune delle tue chiacchierate telefoniche superano abbondantemente l’ora. Quali sono gli aspetti che ti sforzi di far emergere?
Nelle interviste che sto registrando in queste settimane l’obiettivo che mi sono dato è di fare sempre una domanda relativa ai guadagni dell’ospite.
Può sembrare una curiosità morbosa, però credo sia utile per l’ascoltatore. Serve per capire quali risultati può ottenere chi decide di diventare indipendente.
Allo stesso tempo per me è una sfida, perché mi obbliga a uscire dalla mia zona di comfort. Quando faccio quella domanda, ho sempre timore che l’intervistato si innervosisca. Finora non è mai successo, quindi probabilmente sono io che mi faccio troppi problemi.
Un’altra domanda importante è quella relativa ai fallimenti che l’imprenditore di turno ha vissuto mentre metteva in piedi il suo business. Quando una persona affronta un ostacolo, pensa di essere un’incapace e di non avere alcuna possibilità. Con Italian Indie vorrei far percepire come certe difficoltà sono invece estremamente comuni, ed è possibile affrontarle e superarle.

 

Esistono delle caratteristiche che accomunano i vari imprenditori che hai intervistato? Esiste cioè un ritratto tipico dell’imprenditore indipendente?
Non credo che ci siano delle caratteristiche anagrafiche o degli studi necessari per diventare indipendenti. O almeno: io, dopo più di ottanta interviste, non ne vedo.
Di sicuro bisogna aver fame, il desiderio di ottenere risultati, di raggiungere i propri obiettivi.
Nessuno di loro è passato in modo lineare dal momento “vorrei essere indipendente” a quello “ho un business che funziona”. Ci sono stati rischi e fallimenti. Per cui ci vuole grande determinazione e costanza.
In questo senso, la storia che mi piace di più è quella di Nando Pappalardo. Lui lavorava nella pescheria di famiglia in Sicilia, ma era appassionato di informatica. Così decide di lasciare il negozio e apre una società di consulenza con un amico, ma non ottiene i risultati sperati.
Invece di tornare a lavorare per suo padre, che aveva disapprovato la scelta, inizia un nuovo progetto. Comincia a creare e a vendere temi WordPress.
Grazie a questa tenacia, oggi la società fondata da Nando, Your Inspiration Web è valutata oltre dieci milioni di dollari.

 

Parliamo di blogging. Spesso si consiglia l’apertura di un blog per guadagnare attraverso una propria passione. Secondo te, è davvero possibile ricavare uno stipendio dal blogging? Se sì, quali sono le condizioni e le azioni che portano un blogger al successo?
Ho intervistato molti blogger di successo, e ho anche raccolto la loro esperienza in un e-book (Guadagnare con un blog, l’esperienza di ventotto Italiani che riescono a guadagnare online).
Non si tratta di “secondo me”: ci sono tante persone che ci riescono. Inclusi Italiani che vivono in  Italia.
Quindi, a chi dice “in Italia non si può fare” io rispondo: sei tu che non sai come riuscirci.
Passando alle condizioni e alle azioni:

  1. Il blog in sé non è un business, a meno che tu non riesca a guadagnare con la pubblicità.
  2. È uno strumento di marketing. Per semplificare al massimo: un blog serve per vendere. Prodotti, servizi, consulenze, vendite dirette o in affiliazione. Se vuoi guadagnare con un blog devi vendere qualcosa.
  3. Il blog è utile in questo processo di vendita perché permette di raccogliere un pubblico di persone interessate agli argomenti di cui tu parli e quindi dei potenziali clienti.
  4. Per il successo di un blog credo che l’elemento più importante sia la mailing list. Vedo tanti che si affannano dietro a design, social network, SEO, ma tutti questi elementi hanno un impatto decisamente inferiore rispetto alla possibilità di costruire una relazione solida con le persone interessate ai tuoi contenuti, e questo a oggi lo puoi fare solo con la newsletter.

Quindi, decidi che cosa vendere e crea un pubblico (mailing list) per ciò che offri. Si può partire da un elemento oppure dall’altro, ma per avere successo servono entrambi.

 

Ci saranno sicuramente dei lettori che staranno pensando: “Ehi, quella dell’imprenditoria sul web potrebbe essere la mia strada!”. Che consigli ti senti di dargli affinché evitino gli errori tipici dei principianti?
Intanto, consiglio loro di ascoltare le interviste di Italian Indie: sempre meglio imparare dai migliori.  😉
Oltre a questo, aggiungo alcune riflessioni che ho condiviso con diversi imprenditori e web marketer di successo conosciuti in questi mesi.

  • Focus sugli obiettivi: nel momento in cui si inizia un progetto è facilissimo disperdere le energie o lasciarsi trascinare in mille direzioni. Al contrario, è fondamentale definire quale traguardo si vuole realizzare e quale strategia si intende attuare. Non è detto che il piano funzioni, ma operare in questa maniera ti permette di analizzare in modo chiaro la situazione, e ti consente capire che cosa ha funzionato e che cosa puoi migliorare.
  • Sognare in grande, ma partire dal risultato più piccolo: pensare in maniera epica va bene, ma non puoi creare un impero da zero. All’inizio è essenziale concentrarsi su risultati piccoli ma concreti e realizzabili, che ti permettono di crescere e di sviluppare nuove competenze. A livello di blogging, prima di pensare ad avere una lista di diecimila iscritti trova i primi cento.
  • Condividere le difficoltà: personalmente, ho avuto vantaggi enormi dalla creazione di un piccolo “pensagruppo” con altri quattro blogger. Ci sentiamo ogni settimana via Skype e ci confrontiamo sulle sfide che stiamo affrontando. Nessuno conquista l’indipendenza completamente da solo: che sia un mentore o una persona con cui collaborare a vario livello, è fondamentale circondarsi di persone di qualità che condividono i nostri obiettivi.

 

Puoi suggerirci qualche risorsa online che i tuoi intervistati hanno trovato utile per il loro lavoro?
Anche qui, abbiamo raccolto in un e-book le 14+1 Risorse Online consigliate dagli imprenditori per gli imprenditori. In più, in ogni nuova intervista c’è una domanda dedicata a questo aspetto.
Oltre a quelle che potete trovare nell’e-book, mi è stato utile usare un feed reader (credo che il primo a consigliarlo sia stato Rudy Bandiera). Io uso Feedly, e mi serve per restare aggiornato sulle novità nel web marketing. Il blog che è stato consigliato più spesso per la formazione online è QuickSprout.com di Neil Patel. A questo aggiungo io BoostBlogTraffic.com di Jon Morrow.

 

Ci indicheresti qualche libro che, a tuo giudizio, potrebbe aiutare chi voglia mettersi in proprio sfruttando il web?
Credo che per molti il punto di partenza possa essere 4 ore alla settimana di Tim Ferris. Letto quello, ho trovato utile Launch di Jeff Walker e The Ultimate Sales Letter di Dan Kennedy. La maggior parte dei libri veramente utili per fare business online non sono tradotti in italiano, quindi chi non sa l’inglese è come un gladiatore che entra nell’arena con una gamba rotta e una spada spuntata.

 

Si sente parlare di innovazione dalla mattina alla sera. Il termine è decisamente inflazionato. Qual è la tua definizione di innovazione?
Creare un prodotto o un processo che offre benefici maggiori rispetto alle alternative presenti.
In generale la trovo una discussione un filo superflua. Mi spiego: un business, per funzionare, dovrebbe produrre naturalmente una serie di cambiamenti positivi.
Se faccio qualcosa come lo fanno tutti gli altri senza aggiungere alcun valore, perché qualcuno dovrebbe darmi ascolto o comprare quello che offro? Mi piacerebbe sentire più persone parlare di come fare business in modo efficace e utile, penso che sarebbe proficuo anche per fare vera innovazione.

 

Siamo in conclusione. Quali sono i tuoi progetti a breve termine? E quelli sul lungo periodo?
L’anno prossimo sarà interamente dedicato a monetizzare in maniera completa il progetto. Non posso sapere con esattezza matematica che cosa desidera l’audience di Italian Indie, per cui testeremo diverse alternative.
Sul lato contenuti, uno dei primi obiettivi da realizzare è iniziare ad avere le interviste anche in formato video.
Come dicevo prima, è ottimo sognare in grande, ma poi bisogna ottenere i risultati piccoli uno alla volta. Nei giorni buoni in cui tutto va per il verso giusto, mi piace immaginare i possibili sviluppi di Italian Indie, ma per il momento è un progetto nato da poco, quindi voglio veramente focalizzarmi sulle fondamenta: produci valore, trova cliente.

 

Ringrazio Samuele Onelia per il tempo che è riuscito a dedicarmi, strappandolo ai suoi numerosi impegni. Che dire di più? Posso solo consigliarvi di continuare a seguirlo sul suo Italian Indie e sui profili social del progetto, per esempio quello su Facebook e quello su Twitter.

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