Intervista a Oreste Poverello, social media manager di MusiCommunication

Oreste Poverello social media managerQuando pensiamo a un musicista, pensiamo innanzitutto alla sua arte. Ed è giusto così, perché band e cantautori comunicano prima di tutto attraverso la loro musica, regalandoci emozioni. Però, è anche vero che, se un artista vuole emergere, deve curare la propria immagine e, con essa, la qualità della propria comunicazione. Mi riferisco tanto alla comunicazione online quanto a quella offline.

Ma quali sono le tecniche che una band o un singolo musicista devono adottare per comunicare con efficacia sui media? Per avere una risposta precisa a questa domanda, ho deciso di rivolgermi a un esperto del mondo della musica e del fare comunicazione in questo specifico settore. Sto parlando di Oreste Poverello, musicista e appassionato di social media, fondatore di MusiCommunication.

Proprio attraverso MusiCommunication, Oreste aiuta band e cantautori a migliorare l’immagine e la comunicazione, sia sui media tradizionali che sul web. Andiamo quindi a sentire direttamente dalle sue parole quali sono le criticità che un autore musicale deve affrontare nel comunicare la propria arte. E quali sono gli strumenti più efficaci perché un artista riesca a promuovere il proprio lavoro sui vari canali disponibili ai nostri giorni.

 

Ciao Oreste, e grazie della tua disponibilità. Inizierei chiedendoti di parlarci un po’ di te. Per esempio, qual è la tua formazione? E quand’è nata la tua passione per la musica?
Ciao Alessandro, e grazie a te per questo spazio.
Leggendo la prima domanda mi hai portato indietro di tantissimo tempo. La passione per la musica ce l’ho da quando ho memoria. Forse complici mio padre, che ascoltava sempre Pink Floyd e Genesis, e mio nonno materno, ex clarinetto contrabbasso e fan del grande Fausto Papetti.
In casa strimpellavo una vecchia chitarra classica e alle elementari, come tutti, ho iniziato a suonare il flauto. Solo che non ero soddisfatto, infatti continuavo a suonare, a orecchio, le melodie che studiavo a scuola, con un piccolo pianoforte giocattolo. I miei genitori si rassegnarono e finalmente mi regalarono una bella tastiera elettronica.
La passione era così forte che arrivai alle medie che già conoscevo parecchia della teoria musicale che poi avrebbero insegnato in aula. Andando verso l’adolescenza, iniziai a conoscere gruppi come Ramones, Metallica, Iron Maiden, Misfits, REM, Alice in Chains; vuoi che mi perdevo la possibilità di suonare i pezzi dei miei idoli? Tornai a stressare l’anima ai miei genitori, che mi comprarono, per sfinimento, un basso elettrico. Avevo sedici anni e con i miei amici rockettari formai qualche piccola band. Mi sarebbe piaciuto andare al conservatorio, ma non sempre si può fare ciò che si ama.
A quindici anni ho iniziato a lavorare, la sera, come cameriere, barista e PR, fino ad arrivare a organizzare serate per alcuni locali di Milano e provincia.
Nel 2010 conobbi Bagana e Jack Rock Agency, che mi mostrarono che cosa c’è dietro al mondo della musica: etichette, agenzie di booking, uffici stampa. Una cosa era suonare e organizzare eventi, un’altra era crescere come musicista e come componente di una band, cioè avere un contratto discografico, una distribuzione e la visibilità su webzine, radio e televisioni.
Nel 2011 ho aperto un’agenzia d’eventi, Wanna Events, ma la richiesta di suonare, da parte delle band emergenti, era così elevata che decisi di trasformarla in agenzia di booking & management, sempre supportato da Bagana e Jack Rock Agency. Ma dopo quasi due anni di attività, io e Jack Rock Agency diventammo un’unica agenzia.
Sono logorroico non solo di persona ma anche con la scrittura, eh?

 

Da dove nasce invece la tua passione per la comunicazione e, in particolare, per il web?
Da buon nerd, è nata prima la passione per il web e in seguito la passione per la comunicazione.
Più stavo su Internet, soprattutto per cercare locali con i quali collaborare, e più mi rendevo conto che il web sarebbe diventato il futuro della comunicazione. Volevo saperne quanto più possibile per promuovere l’agenzia e far conoscere i ragazzi del nostro roster, così ho iniziato a documentarmi parecchio sull’argomento, seguendo soprattutto molti blog. Ed eccomi qui come tuo ospite.

 

Il tuo lavoro consiste nel mettere a disposizione degli artisti la grande esperienza che hai accumulato nell’ambiente musicale. Puoi spiegarci quali servizi offri attraverso MusiCommunication?
Esattamente. MusiCommunication offre questi servizi:

Social media marketing
Electronic press kit
Management

Il social media marketing, come tu e la maggior parte dei tuoi lettori sapete e mi avete insegnato, serve per dare maggior visibilità agli artisti. Il musicista è un artista e quasi sempre non ha il tempo materiale per curare i propri account sui social network o per curare la produzione di contenuti sul sito e la loro ottimizzazione SEO.
Ti faccio un esempio pratico. Se hai un negozio di strumenti musicali, attraverso il social media marketing puoi aumentare la tua visibilità e far sì che tu possa vendere più strumenti. Con la musica è un po’ diverso. Gli artisti non hanno bisogno di visibilità solo per vendere i disco, ma anche per farsi conoscere da nuovi fan e per avere un seguito ai concerti. Naturalmente, avere le proprie pagine social ben curate è anche un buon biglietto da visita per presentarsi a un’agenzia o a un’etichetta.
Parliamo ora dell’electronic press kit. Beh, la tecnologia va avanti e noi ci adeguiamo. Una volta, per farti conoscere dalle case discografiche, inviavi per posta una copia del vinile o un nastro inciso (cioè le vecchie musicassette, quante canzoni hai portato avanti con la matita?), una copia cartacea della biografia della band, le foto e i relativi riferimenti di contatto. Poi sono arrivate le e-mail, quindi tutto il vecchio “cartaceo” si è trasformato in allegato Word e JPG, e i pezzi su CD sono diventati allegati in formato mp3.
Ora siamo nel 2015 e sono nati gli EPK. Il press kit elettronico è una pagina web. Aprendola, trovi tutto davanti a te: biografia del gruppo, foto, un teaser video, i pezzi ascoltabili direttamente dalla pagina e i link ai social network.
Tutto è più rapido: apri il tuo programma di posta elettronica, clicchi su nuova e-mail, fai copia e incolla del link al tuo EPK e premi il pulsante di invio. (Attenzione: per alcune case discografiche vale la norma di non affidarsi solo all’EPK, ma anche all’invio fisico del proprio materiale).
L’EPK è molto utile soprattutto per farsi conoscere nei locali, visto che la maggior parte di essi non ascolterà mai la copia del disco che gli si è regalato. Oppure l’EPK è anche utile per essere trasmesso a locali di altre regioni, cioè in posti in cui, altrimenti, sarebbe stato molto più difficile arrivare.
Siamo così arrivati al terzo punto: il management. Qui la faccenda è sensibilmente più complessa e delicata da spiegare.
Partiamo da qui: probabilmente, non tutti sono a conoscenza che il mercato musicale, sopratutto per i generi come il rock, il punk, il metal e affini, è in uno stato di crisi nera. E ciò avviene soprattutto (tanto per cambiare) in Italia.
Il nostro Paese è vecchio e ignorante. Considera che l’Italiano medio ascolta tutto quello che le radio trasmettono, perciò tutto quello che va di moda in quel momento. Gli Italiani comprano tutte le compilation in voga con “Danza Kuduro”, il “Pulcino Pio” e “Gangnam Style”. Poi magari non sanno che il vicino di casa è il bassista di una band metal italiana che è famosissima nel resto del globo e che suona date sold out ovunque, tranne che in Italia.
Il pubblico rockettaro nostrano predilige l’ascolto della musica di artisti Inglesi o Americani, perché se sono stranieri sono fighi, mentre l’artista italiano che suona rock o metal non è considerato. Come mai? Me lo chiedo da anni, e non so darmi risposta.
Purtroppo, questo si ripercuote sullo scenario dei locali che, anche a Milano, sono sempre meno inclini a dare la possibilità alle band di esibirsi. E quei pochi che lo fanno, per esser sufficientemente sicuri di coprire le spese, contattano cover band e organizzano “tributi”, non dando quasi mai spazio agli artisti emergenti.
Così, in linea di massima, succede che i locali pretendano che le band emergenti gli riempiano la sala. Per fortuna, esiste anche qualche raro locale che è pure ben rodato (sempre troppo pochi però) che non si pone il classico problema del “ma quanta gente mi portate?”, e che dà spazio anche alla musica emergente.
Un altro problema, per il quale il mercato della musica emergente soffre, è che molti musicisti agli esordi credono di essere il Jimmy Page o il Robert Plant della scena musicale odierna, e spesso commettono errori enormi che rischiano di fargli “bruciare” il progetto (magari anche di buon livello), perché non sanno gestirlo. Ed è qui che può essere utile il manager, una figura che fa in pratica da papà alla band.
Un manager si occupa del musicista e del suo progetto musicale, e fa di tutto per far crescere, al meglio, entrambi. Il manager si prende la responsabilità di decidere che cosa è bene e che cosa è male per gli artisti, studia le varie etichette a cui proporsi, contatta le agenzie di booking, crea l’ufficio stampa. Il manager conosce tutte le necessità di ogni singolo componente di una band, si interfaccia con tutte le figure che collaborano al progetto musicale.
Insomma: il manager è la figura che si becca tutte le rogne. Ma ha anche la soddisfazione più grande, quella di veder crescere la “propria” band, giorno dopo giorno.

 

Sono curioso: facciamo degli esempi specifici. Ipotizziamo che si rivolga a te una band fresca di formazione. Che cosa puoi proporre a questi giovani artisti per massimizzare la loro visibilità sul web?
La prima cosa da fare è sistemare la propria pagina Facebook. Ormai tutti ne hanno una, ma ho visto di quegli orrori di gestione… Ti faccio un esempio. Una volta mi ha contattato un ragazzo che desiderava entrare con la sua band nel nostro roster. Mi ha linkato nell’e-mail la loro pagina Facebook. Quando sono andato a valutarla, ho visto questo: foto di baci con le fidanzate, foto dei loro idoli, post di grigliate, qualche foto della band sul palco, post contro le major (cioè le case discografiche più grandi) o contro alcuni musicisti e altre cose di questo tenore.
Ragazzi, vi raccomando: sistemate la pagina Facebook ed eliminate tutto ciò che non è attinente al vostro progetto musicale. L’immagine è tutto.
Questo è il primo consiglio che darei a una nuova band. Il secondo, naturalmente, è di iniziare ad aprire anche profili su altri social network.

 

Ammettiamo invece che a contattarti sia una band già affermata. Questa band ha già una presenza online, che però vuole migliorare. In questo caso, quali sono le linee guida lungo cui può svilupparsi il tuo sostegno?
Di solito, una band già avviata (e quindi più affermata) ha già una bella presenza sul web. In questo caso, bisogna capire dove la band è più carente e perché, e lavorare al meglio sul canale web per potenziare il ritorno d’immagine.
Tanti gruppi hanno dei canali YouTube poco curati: pubblicano qualsiasi video, anche dei live che sono osceni a livello qualitativo. Quando inizi a non essere più un emergente, queste attenzioni fanno la differenza.
Più di una volta ho evitato di contattare delle band perché avevano profili molto frequentati ma zeppi di contenuti scadenti. Qualche settimana fa, per esempio, ho trovato su Facebook una band punk rock che aveva racimolato molte migliaia di like, ma il cui ultimo post risaliva a molti mesi prima.
Ne ho viste altre che su Twitter avevano decine di migliaia di follower e ogni tweet pubblicato era legato alla piattaforma SoundCloud. In pratica: Twitter non lo usavano mai direttamente.
Ho preso in gestione alcune pagine Facebook che avevano lasciato senza risposta i messaggi dei fan. “Non ho tempo” mi rispondono, ma così il fan lo perdi. Attenzione.

 

Continuiamo con gli esempi. Dopo aver parlato di band in base alla loro età, proviamo ad affrontare il tema dei diversi generi musicali. Per esempio, che soluzioni ti sentiresti di proporre a una band che suona un genere che è di nicchia in Italia, come per esempio il metal o il gothic?
Ragazzo mio: cambia Paese oppure genere musicale. No, dai, scherzo. Per chi fa questo genere di nicchia, quello che consiglio sempre è di mirare all’estero. Occorre studiare dove la band è più seguita e concentrarsi solo su quei Paesi, lavorando ad esempio con webzine locali.

 

Al contrario, quali soluzioni di comunicazione possono essere indicate per una band che suona una musica per cui nel nostro Paese c’è una maggiore tradizione d’ascolto? (Pensiamo per esempio alla musica pop).
Beh, seguire gli artisti di questi generi è molto più facile: ci si concentra su webzine meno di nicchia. E poi anche la ricerca di nuovi fan e follower è più semplice, perché il mercato italiano è più portato ad accogliere band che suonano musica di quel tipo.

 

Cambia qualcosa nel tuo lavoro se segui una band – cioè un gruppo di artisti – oppure un singolo artista, per esempio un cantautore? Se sì, quali sono le differenze di approccio?
No, diciamo che non cambia alcunché. Infatti, MusiCommunication nasce per supportare tutti i musicisti: non è assolutamente un’agenzia di comunicazione solo per band rock o per quelle metal. Ripeto: è per tutti gli artisti.

 

Immaginiamo che un giovane musicista ci stia leggendo. Puoi dargli una manciata di consigli efficaci affinché eviti gli errori di comunicazione – online e offline – classici di chi muove i primi passi nell’ambiente della musica?
Sì, certo, eccoli qui di seguito:

Ragiona anche da fan e non solo da musicista: pensa a che cosa ti piace leggere tra i contenuti e gli aggiornamenti di stato che riguardano il tuo artista preferito e proponi lo stesso a chi segue te.
Evita foto imbarazzanti tue e della tua band: sono divertenti per te, ma non sono professionali.
Rispondi ai tuoi fan e ai tuoi follower, fa’ vedere che sei presente e che sei lì per loro.
Rendi vive le tue pagine social con aggiornamenti sul progetto musicale, date dei concerti, locandine, eventi.
Non atteggiarti a rock star: l’umiltà è vista meglio.
Non collegare Twitter a Facebook, ma pubblica su entrambi contenuti ad hoc.
Affidati a persone competenti: chiedi consiglio e confrontati con altri musicisti.
Segui il mio blog. Eh, dai, questa ci sta, no?  🙂

 

Siamo in chiusura. Quali sono i tuoi obiettivi a breve termine? E quelli sul lungo periodo?
A breve termine, sarebbe bello che il nome di MusiCommunication iniziasse a girare in tutta la scena musicale emergente, mentre sul lungo periodo non sarebbe male lavorare con artisti anche ben affermati, magari collaborando con le loro agenzie o i loro manager. Il settore musicale, come credo succeda per un po’ tutti i campi, è un posto dove c’è sempre da imparare, quindi non bisogna mai fermarsi.
Ragazzi, ora che siamo alla fine, vi faccio una piccola confessione: in macchina ho anch’io una copia, su CD, delle hit dance con Gangnam Style. Per togliere il ghiaccio dal parabrezza è perfetta.
Grazie ancora Ale, e grazie a te lettore che sei arrivato a leggermi fino a qui. Ciao e stay rock!

 

Ringrazio Oreste per la sua disponibilità. La musica è qualcosa che tutti conosciamo e amiamo. Grazie a Oreste ora possiamo conoscere anche qualche retroscena di natura squisitamente tecnica che riguarda il modo di comunicare quest’arte.

Se volete continuare a seguire Oreste, potete farlo attraverso il suo blog su MusiCommunication oppure sul suo profilo personale su Twitter.

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