Email marketing: 7 miti da sfatare delle email commerciali

email marketingSu come fare email marketing in maniera efficace si sono scritti fiumi di bit. Anch’io ne ho spesso scritto, parlando per esempio di come scrivere email commerciali che vengano aperte, lette e cliccate.

Ora è il turno di Alchemy Worx, che pubblica un’infografica (clicca sull’immagine sotto a destra per vederla) piuttosto sorprendente. Già, perché in essa vengono demoliti – con tanto di fonti che autorizzano alla demolizione! – sette miti più o meno intoccabili dell’email marketing.

Proprio un bello scossone, se pensiamo che le email commerciali e le relative landing page sono uno strumento imprescindibile per fare web marketing efficace da molti anni a questa parte. Strumento economico e capace di dare un ROI di tutto rispetto, l’email marketing è effettivamente un mezzo per generare lead e vendite diffuso universalmente in tutti i mercati di tutto il mondo. (Pare addirittura che esistano studi che sostengono che l’email marketing faccia in media guadagnare 40 dollari per ogni dollaro investito in esso!).

email marketing mitiProprio per questo occorre stare molto attenti a come si studiano e poi si eseguono le campagne DEM (direct email marketing). La differenza tra azioni corrette e azioni progettate male dà risultati molto diversi. Ed è probabilmente per questo che Alchemy Worx ha creato questa infografica: per spingerci a riflettere sulla bontà delle nostre operazioni di marketing online, senza dare nulla per scontato. Perché sul web le cose cambiano in fretta. E perché il web è anche un ambiente sul quale circolano molti luoghi comuni, che poi crollano davanti alla prova dei fatti.

Dobbiamo dunque concludere che tutto quello che si dà per certo sull’email marketing è falso? Certo che no! Quello che le infografiche come questa vogliono dire è che bisogna pianificare bene le proprie campagne di web marketing, e in special modo quelle legate all’email marketing. L’invito è proprio quello di non fidarsi troppo di ciò che si dice in generale, ma di osservare bene i riscontri sul campo, fidandosi solo di questi ultimi. Dopo tutto, ogni azienda e ogni mercato hanno peculiarità e regole proprie. Quindi, l’unica norma sempre valida è quella di fare test, test e ancora test!

Detto ciò, andiamo finalmente a vedere quali sono questi sette miti da sfatare dell’email marketing!

 

1° mito dell’email marketing: i consumatori sono sommersi dai messaggi di posta elettronica dei brand

email marketingAttenzione: si parla di email commerciali che provengono dai brand, cioè da società a cui i consumatori stessi hanno verosimilmente già accordato la loro fiducia. E sta proprio qui la chiave di questo primo messaggio! Perché, in genere, le persone sono sì sommerse da email, e lo sono sempre più ogni anno che passa. Ma quante di queste email sono davvero spam? Le email che ci arrivano dai brand che godono della nostra fiducia le leggiamo! O almeno: le apriamo nella maggior parte dei casi. Non sono cioè catalogabili come attività spam di email marketing!

A sostegno di questa tesi, si indica nell’infografica un dato interessante: il 60% degli utenti web ricevono meno di 6 email al giorno dai brand, mentre il 40% degli utenti ne riceve 3 o meno. Troppo poche per rappresentare un vero e proprio spam riconducibile ai brand.

 

2° mito dell’email marketing: il momento migliore per inviare email commerciali è giovedì alle 15:00

email commercialiHo visto diversi studi che indicano altri orari e altri giorni della settimana. Per esempio, qui in Italia si tende a considerare il martedì, tra le 14:00 e le 15:00, il giorno migliore per l’avvio del proprio email marketing.

Tuttavia, non c’è alcun momento o giorno valido universalmente. Inoltre, se ogni brand o PMI avviasse la propria campagna DEM nello stesso identico momento, allora sì che i consumatori sarebbero bombardati di email commerciali! E la strategia migliore sarebbe a quel punto decidere di inviare in un momento diverso le proprie email, ottenendo così molta più attenzione!

La verità è che ci sono troppi fattori in gioco nell’email marketing, e determinare il momento migliore per un invio di email commerciali è difficile. Non esistono ricette buone per tutti. La cosa più sicura è testare sul campo. Provate voi stessi e vedete che cosa è meglio per voi, per il vostro settore, per la vostra nicchia e per il vostro pubblico.

Per questo motivo l’infografica indica che l’85% delle aperture si verifica entro i primi due giorni dal ricevimento dell’email commerciale, ma che solo il 21% degli acquisti si verificano entro i primi due giorni. Anzi: addirittura il 32% degli acquisti si concretizzano addirittura dopo 6 mesi dall’avvio della campagna di email marketing!

 

3° mito dell’email marketing: smetti di spedire email commerciali agli utenti inattivi

email marketingPer utenti “inattivi” si intendono quelli che, per un lasso di tempo di 6 mesi, non aprono più le email che gli si inviano. C’è una corrente di pensiero secondo cui si dovrebbe ripulire la propria lista di contatti email di tanto in tanto, per sbarazzarsi degli utenti che non aprono più le comunicazioni di email marketing dell’azienda.

Ciò ha un senso: se un utente web non apre più le tue email commerciali, chiaramente non potrà comprare i tuoi prodotti o i tuoi servizi… Stai cioè solo sprecando tempo e denaro con lui. Potresti quindi cancellarlo senza rimpianti dalla lista, inserendo al suo posto qualcun altro, che si spera più ricettivo ai tuoi messaggi pubblicitari.

Tuttavia, la statistica citata in questo punto dell’infografica è abbastanza sorprendente. Un quinto degli utenti a cui fai arrivare le tue campagne di direct email marketing se ne sta inattivo proprio per 6 mesi, per poi riprendere a interagire! Cioè: per sei mesi non fa mai clic su alcun tuo messaggio di posta elettronica. Poi ricomincia a cliccare.

Questo può voler dire che bisogna studiare meglio i messaggi del testo e gli oggetti delle email commerciali, affinché gli utenti inattivi possano trovarli interessanti e attivarsi prima dei sei mesi!

 

4° mito dell’email marketing: i consumatori usano spesso il tasto SPAM

email commercialiSecondo Alchemy Worx, meno di un abbonato su 2.000 segnalerà una email come spam. Dunque, non c’è bisogno di farsi venire una fobia su questo. Si può continuare a fare email marketing con serenità.

Allo stesso tempo, bisogna capire che, affinché gli utenti web le aprano, le email debbono provenire da una fonte per loro attendibile. Questo è la vera molla che fa scattare l’apertura. In caso contrario, si otterrà una maggiore percentuale di email contrassegnate come spam.

Tuttavia, se la tua lista di email a uso commerciale è composta da indirizzi di persone che hanno volontariamente aderito alla lista in questione, la percentuale di utenti che ti contrassegnerà come spam sarà estremamente bassa.

 

5° mito dell’email marketing: più email commerciali invii più stanchi gli utenti

email marketing“Più email” è una quantità soggettiva. Se per esempio si invia una email all’anno, gli utenti nemmeno se ne accorgono. Forse, l’invio di una email commerciale una volta al mese è la soluzione migliore.

Ma qui l’infografica afferma che l’invio di quattro email al mese raddoppia il tasso di aperture e aumenta i ricavi provenienti dell’azione di email marketing.

Insomma: anche in questo caso, il mio invito è quello di testare, di sperimentare, di provare. E infine di pervenire a una sintesi per valutare quale tipo di frequenza sia la più redditizia.

 

6° mito dell’email marketing: gli oggetti brevi sono i più efficaci

campagne DEM direct email marketingUn sacco di esperti di web marketing la pensa così effettivamente. E nemmeno io credo che questa idea sia cattiva. Perché un oggetto semplice e breve può certamente essere efficace, data la sua chiarezza e immediatezza. Dopo tutto, questo è proprio il tipo di oggetto che ci si aspetta di vedere in una email di una persona che non vuol farci perdere tempo o prenderci in giro!

Ma questa infografica sostiene che c’è una differenza nei risultati tra oggetti di diverse lunghezze. Nello specifico: gli oggetti più brevi (composti da 60 caratteri o meno) possono aumentare il tasso di apertura delle email commerciali, mentre gli oggetti più lunghi (composti da 70 caratteri o più) sono correlati a un maggior numero di clic sui link della email.

A livello personale, credo che la faccenda sia un po’ più complessa. Nelle campagne di email marketing, molti clic dipendono dal contenuto scritto nella email che ci si ritrova davanti dopo la sua apertura. Quindi, i clic non dipendono solo dall’oggetto. Insomma: io continuo a tenermi stretto gli oggetti brevi, chiari e che vanno dritti al nocciolo della faccenda!  🙂

 

7° mito dell’email marketing: le email finiscono nello spam a causa del loro oggetto

email marketingQui l’infigrafica sostiene che la correlazione tra le keyword nell’oggetto e la possibilità che le email finiscano nella casella di spam è bassa o nulla. Sono invece sicuro che ci siano alcune parole che vanno evitate come la peste (due esempi estremi: cialis e viagra), perché possono affossare i risultati di una campagna di email marketing.

La questione andrebbe però studiata meglio, dato che ci sono contenuti di valore che potrebbero finire non solo nella cartella dello spam, ma anche in quella “Promozioni” di Gmail…

 

Ecco, questi sono i sette miti da sfatare nell’email marketing, secondo l’infografica che ho pubblicato. Tu come la vedi? Secondo te, sono realmente dei miti oppure no? La realtà quotidiana delle campagne DEM che progetti e che poi lanci che cosa ti suggerisce? Ci sarebbero altre idee diffuse ma sbagliate da confutare? Lascia un messaggio qui sotto e condividi con noi quelli che sono, a tuo giudizio, i veri miti da sfatare nell’email marketing!

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