Dimmi chi è il tuo guru e ti dirò chi sei

guru web marketingÈ sempre pericoloso chiamare guru qualcuno. Lo è innanzitutto per chi attribuisce questo appellativo, perché significa che si sta affidando ciecamente a qualcuno, rinunciando alla propria libertà di giudizio. Ma è pericoloso anche per chi l’appellativo lo riceve, perché gli viene affidata una grande responsabilità. Che cosa ne farà?

Anche il settore del digital marketing è pieno zeppo di guru – o presunti tali. Basta navigare un po’ in Rete: guru ovunque. O influencer, come va di moda chiamarli.

La cosa è preoccupante. Ci sono quasi più guru che discepoli. Ma ancora più grave è che molti di questi guru hanno atteggiamenti settari. Si contornano solo di persone che pendono dalle loro labbra: il dissenso è bandito dalla loro cerchia di seguaci. Chi gli muove un’obiezione è espulso dal gruppo – che spesso coincide con un gruppo su Facebook o su un’altra piattaforma social. Il guru è per definizione l’unico depositario della verità o, per meglio dire, della Verità.

Parecchi di questi guru passano le giornate a criticare di continuo colleghi e concorrenti – rigorosamente senza farne i nomi. Un atteggiamento che trovo furbo prima che vile. In effetti, perché criticare in continuazione? Perché non mostrare invece quello che si sa fare, anziché tirar fango sugli altri? Forse questi guru non hanno poi tanti risultati da mostrare. Il che non stupisce, visto che passano ore e ore sui social a giudicare chi è impegnato a fare.

I guru sono una calamità che ha attraversato ogni epoca. E anche ogni settore, perché ci sono guru davvero dappertutto, e non solo nel digital marketing. Sembrerebbe che l’elevare qualcuno a guru sia connaturato all’indole umana. I guru lo sanno e ne approfittano.

In effetti, a volte basta poco per essere scambiati per guru. È sufficiente fare i simpaticoni o urlare più forte degli altri. Se sei abbastanza personaggio, ci sarà sempre qualcuno pronto a seguirti e ad affidarti decisioni che invece dovrebbe prendere da sé. (Insomma: prendersi le proprie responsabilità è davvero pesante. Che sollievo poterle delegare al guru di turno).

Quando penso ai tanti guru in circolazione, mi vengono in mente alcune bellissime righe di Claudio Magris – puoi leggerle in Utopia e disincanto, una raccolta di suoi articoli sul Corsera. Le parole dello scrittore triestino sono un’esortazione a non appaltare ad altri il nostro giudizio, per non farci abbagliare da chi vuole trasformarci in zombie. Ad ogni modo, ecco che cosa dice Magris, indagando il rapporto tra maestri e allievi, che è poi il rapporto tra guru e seguaci:

 

“Anzitutto maestro e allievo professano, su problemi essenziali, fedi diverse. Il primo non trasmette al secondo una verità teologica o filosofica, ma gli offre l’esempio vivente di come la si cerca; gli insegna la chiarezza di pensiero, la passione della verità e il rispetto per gli altri, che non può essere disgiunto da quest’ultima.
Il maestro è tale perché, pur affermando le proprie convinzioni, non vuole imporle al suo discepolo; non cerca seguaci, non vuole formare copie di se stesso, bensì intelligenze indipendenti, capaci di andare per la loro strada. Anzi, egli è un maestro solo in quanto sa capire quale sia la strada giusta per il suo allievo e sa aiutarlo a trovarla e percorrerla, a non tradire l’essenza della sua persona.
(…) Un vero maestro non è tanto un padre, quanto un fratello maggiore, che presto diventa semplicemente un fratello. Forse essere un maestro significa, oggi più che mai, non sapere di esserlo e non volerlo, dimenticare se stesso nel dialogo che si instaura con un altro, trattarlo da pari senza superbia, senza condiscendenza e senza preoccupazioni pedagogiche – anche attaccandolo senza pietà, quando è il caso.
(…) I falsi maestri creano spesso clan di seguaci destinati a essere vittime, come un profeta della droga, capace di dominare personalmente il suo uso senza farsi distruggere, trascina e rovina i suoi discepoli, che non hanno la forza di seguirlo in quella pratica senza autodistruggersi”.

 

Sono osservazioni più che azzeccate, valide a pieno titolo in qualsiasi campo. Anche in quello del marketing e del digital marketing. Chiamare guru qualcuno o, comunque, affidarsi totalmente a un’altra persona è sempre rischioso. Pure quando si parla di business.

Nessuno dovrebbe avere guru, e nessun guru dovrebbe tollerare di farsi chiamare in quel modo e di farsi mettere su un piedistallo. Se vuoi, puoi vederla anche così: dimmi chi è il tuo guru e ti dirò chi sei.

 


guruQuesto post dedicato ai guru di ogni settore e in particolare a quelli che operano nel web marketing è stato scritto da Alessandro Scuratti, content specialist e business blogger.
Da più di 20 anni mi occupo di comunicazione per le aziende, come business writer e come content marketer. Dal 2011, gestisco questo mio blog personale, che raccoglie migliaia di visite al giorno. Sono autore del libro Scrivere per il web 2.0.
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4 pensieri su “Dimmi chi è il tuo guru e ti dirò chi sei

  1. Mauro

    Ciao Alessandro. Soprattutto nel nostro mestiere credo che i guru, come gli esperti, non esistano. O almeno, non esistano per più di 5 minuti. Giusto il tempo che cambi qualche algoritmo. 😉

    Quindi concordo con te: abbasso i Guru, viva l’approccio critico a tutto e tutti. Ciao e a presto.

    Rispondi
    1. Alessandro Scuratti Autore articolo

      Ciao Mauro,

      Concordo da alfa a omega. In effetti, nel nostro campo, le persone brave per davvero studiano in continuazione. Più che l’atteggiamento del guru che pontifica hanno quello dello scolaro che ha sete di migliorare.

      Buona giornata e buon lavoro a te!

      Rispondi
      1. Mauro

        “Più che l’atteggiamento del guru che pontifica hanno quello dello scolaro che ha sete di migliorare.”

        Non potevi rendere meglio l’idea.

        A presto e complimenti per tutto.

        Mauro

        Rispondi

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