Intervista a Clelia Mattana, travel blogger

clelia mattana travel bloggerTi piacerebbe mollare tutto e dedicarti solo a ciò che ti piace davvero, cioè alle tue più grandi passioni? Sarebbe bellissimo, vero? “Peccato che sia un sogno irrealizzabile!” starai pensando… E invece potrebbe non essere così fantascientifico, perché ogni tanto i sogni si avverano. Lo dimostra la storia di Clelia Mattana, travel blogger creatrice di Keep Calm and Travel.

Clelia è davvero un personaggio, in ogni senso. Stiamo infatti parlando di una ragazza che ha avuto il coraggio di mollare il lavoro – e pure prestigioso! – per mettere al centro della sua vita ciò che conta di più: se stessa e le sue passioni. E siccome la passione più grande di Clelia è viaggiare, questa ragazza si è trasformata in un’autentica globetrotter! Per contribuire a finanziare i suoi viaggi, Clelia ha per l’appunto aperto il blog Keep Calm and Travel. Ed è proprio nelle vesti di travel blogger che la intervisterò oggi.

Il mio consiglio è quello di godervi l’intervista, perché questa blogger è una persona davvero simpatica e fuori dagli schemi. Ma vi consiglio anche di fare molta attenzione a quello che dirà, perché qua e là potrete trovare ottimi consigli su come realizzare un blog di successo.

Non vi nascondo che Clelia ha tutta la mia stima e la mia simpatia. Perché è la testimonianza di come una persona con le idee chiare, tanta voglia di fare e una costanza ammirevole possa riuscire a incidere sulla realtà, a cambiare la propria vita, a essere più felice. E scusate se è poco.

Ma adesso basta chiacchiere! Andiamo a sentire direttamente dalla voce di Clelia che cosa significa essere una globetrotter e quali sono i segreti per diventare una travel blogger di successo!

 

Ciao Clelia, e grazie della tua disponibilità. Inizierei chiedendoti di parlarci un po’ di te. Per esempio, qual è la tua formazione? E da dove nasce la tua passione per la scrittura?
Ciao Alessandro, grazie a te, è un vero piacere e un onore per me essere intervistata su Comunicare sul Web!
Ok, posso prendermi una piccola rivincita tanto per cominciare? La mia passione per la scrittura nasce nel momento esatto in cui ho imparato a scrivere. Ricordo con un sorriso i tempi in cui sono stata caporedattrice del giornalino scolastico in terza elementare. Sono soddisfazioni!  🙂
Rigettata al test di ingresso alla facoltà di Scienze della comunicazione, ho ripiegato su Scienze ambientali. È stata la mia prima batosta, una sconfitta che non ha però intaccato minimamente la mia passione per la comunicazione, anzi – cocciuta come sono – l’ha semmai rafforzata. Perché è grazie alle porte sbattute in faccia che si vede chi ha la voglia e la tenacia di riuscire e chi no.
Ed eccomi qui, con un sito tutto mio, una rubrica settimanale tenuta per quasi un anno sul magazine online Cosmopolitan, una menzione da parte di TripAdvisor su un mio articolo condiviso quasi 8.000 volte sul web e ora qui, a scrivere un’intervista per Comunicare sul Web.
Se non è rivincita questa… Alla faccia di chi ha deciso con uno stupido test che non ero abbastanza.
E non lo dico solo a titolo personale, perché vorrei invece spronare tutti coloro che hanno una passione e che si sono visti sbattere le porte in faccia più volte. Non mollate. Non mollate MAI.
clelia mattana travel blogger

 

Quando e perché è nata l’idea di Keep Calm and Travel?
KeepCalm è nato per puro caso! Sei mesi prima della partenza per il viaggio senza biglietto di ritorno che avrebbe cambiato la mia vita, ho deciso di aprire uno spazio tutto mio per aggiornare parenti e amici sulle mie avventure.
Indovina com’è andata? Gli unici a non aver mai letto il mio blog sono proprio i miei familiari!
L’idea di creare un sito di viaggio professionale è nata dalla consapevolezza che il mio blog stava cominciando ad avere un seguito.
Da quel punto in poi, invece che focalizzarmi solo sulle mie avventure, ho cominciato a scrivere con l’idea di restituire qualcosa ai miei lettori: informazioni utili, un po’ di sano intrattenimento e ispirazione per chi ancora non è riuscito a realizzare i propri sogni perché crede che sia un’impresa impossibile.

 

Come mai la scelta di creare un blog in inglese?
Perché sono un po’ masochista? A parte gli scherzi, per due ragioni fondamentali:

  1. Amo le sfide, in tutti i campi. E scrivere in una lingua non mia, imparata tra l’altro alla tenera età di 30 anni – niente è impossibile – è stata una sfida non indifferente.
  2. Perché scrivendo in inglese avrei potuto raggiungere un’audience molto più ampia. E visto che stavo per intraprendere un percorso cosmopolita mi è sembrata la scelta più sensata. Col senno di poi, ringrazio il giorno in cui ho preso questa decisione.

Ora che il mio blog ha raggiunto un livello professionale, le possibilità in termini di business sono quadruplicate. Senza contare che il mercato italiano è, ahimè, ancora poco ricettivo nei confronti dei blogger.
Mentre i travel blog internazionali si stanno inserendo bene come tramite tra le aziende e i turisti, quelli italiani, tranne qualche rara eccezione, passano inosservati.

 

Parliamo un po’ del lato organizzativo della tua vita di globetrotter e di travel blogger. Come stabilisci le mete che visiterai? E qual è il tuo metodo organizzativo per raggiungerle, viverci ecc.?
Questa sarà una risposta breve: io odio organizzare! Le mete le stabilisco strada facendo. Prima di partire avevo creato un itinerario, che ho prontamente stravolto mentre ero ancora sull’aereo per Bangkok!
Sono convinta che la spontaneità paghi alla grande in termini di esperienze. Gli imprevisti e i cambi di rotta sono ciò che distingue un viaggio con la V maiuscola da una lunga vacanza. Prenoto biglietti aerei a caso, per destinazioni a caso.
Non ho mai letto una guida in vita mia. Quando arrivo sul posto amo stupirmi, non sapere che cosa mi aspetta. Avere troppe informazioni prima dell’arrivo crea aspettative. E io non voglio averne. Tutto il resto viene da sé.
Quando mi si presenta una buona occasione, la colgo. Semplicemente. In questo modo, sono diventata per puro caso insegnante di balletto in Thailandia, ho vissuto quasi due mesi in un resort 5 stelle in riva al mare nelle Filippine – spendendo, incluso il cibo, meno di 350 euro – e ho deciso di visitare la Birmania dall’oggi al domani, tempo di organizzare il visto. È questo il bello del viaggio. Non sai mai che cosa t’aspetta!

 

Quando scrivi un post su una località che hai visitato, quali sono gli aspetti a cui presti maggiore attenzione?
Le emozioni, le sensazioni che un posto mi suscita a pelle sono la chiave di lettura principale dei miei articoli. Anche le guide più dettagliate che ho scritto hanno sempre un tocco molto personale ed emotivo.
Il web è già pieno di guide impersonali, fatte di liste e luoghi da non perdere. Le persone che approdano sul mio blog hanno subito chiaro che dietro ogni articolo ci sono io, con le mie emozioni e il mio punto di vista.
Il lettore vuole questo: persone vere ed emozioni vere. Un altro aspetto importante per me è la ricerca dei luoghi e delle attività meno conosciute, soprattutto in regioni super popolari, e il contatto con le persone locali. Vivere come loro, sperimentare la loro cultura. È la mia sfida. Scovare l’angolo sconosciuto in zone dove tutto è stato già detto e scritto!

 

Non è difficile immaginarlo: molti lettori di questa intervista invidieranno il tuo stile di vita. Non credo però che sia uno stile adatto a chiunque. Perciò, ti chiedo: a tuo giudizio, quali requisiti deve avere una persona che, come te, decide di viaggiare per il mondo?
Dici bene, Alessandro. Vista dall’esterno la mia è la vita perfetta: destinazioni paradisiache e frullati di mango sorseggiati su una spiaggia dove, computer alla mano, scrivo i miei articoli. La realtà è ben altra. Il viaggio come stile di vita è una scelta non facile. È faticoso, destabilizzante e richiede doti che non tutti possiedono. Il requisito principale è la passione. Facile vero? Non esattamente.
Per passione intendo quella vera, quella che ti brucia le vene e che ti spinge a partire ed esplorare nonostante la mancanza di fondi e nonostante la paura di lasciare la strada conosciuta per l’ignoto. Ma soprattutto nonostante tutte le persone che fanno di tutto per scoraggiarti. E ce ne sono talmente tante che, se non sei davvero motivato, è facile mollare il colpo.
E poi ci vuole la dote suprema del viaggiatore: la flessibilità. Chi viaggia – e non mi riferisco alle due settimane in resort all inclusive – lo sa bene. Gli imprevisti sono all’ordine del giorno. O impari a gestirli con ironia e pazienza, o il viaggio avrà la durata di una stella cadente. Garantito.

 

Torniamo a parlare della tua attività di blogger. A tuo modo di vedere, quali capacità e competenze deve possedere un bravo travel blogger?
Costanza, costanza e ancora costanza. Come per tutti i blogger, gli inizi sono sempre duri. Poche visite e… i commenti, quali commenti? Non vorremo mica contare quello della zia Giustina emigrata in Australia, vero?
È scoraggiante per chiunque. Il travel blogger ha poi un ostacolo in più da affrontare. Scrivere e viaggiare è un’impresa che richiede doti organizzative non indifferenti. Il lettore ama i racconti in tempo reale, ma non sempre è possibile, e buttare giù una scaletta in anticipo è fondamentale. O perlomeno creare quello che in ambito pubblicitario viene definito “teaser”. Cioè scrivere un pezzo o uno status sui social media dove si crea la suspense per i contenuti che verranno pubblicati nelle successive puntate.
Il bravo travel blogger deve trovare un equilibrio tra il vivere appieno le esperienze di viaggio e lo scovare il tempo di metterle nero su bianco. Credi forse che ora vorrei esser qui, seduta a 40 gradi all’ombra, a rispondere alle tue domande, invece che essere su un battello ad ammirare i templi di Bangkok al tramonto? Scherzo ovviamente, è un piacere rispondere alle tue domande! Ma credo di aver reso bene l’idea.  🙂

 

In un blog come il tuo, le fotografie giocano un ruolo fondamentale. Quando scatti una fotografia – o te la fai scattare –, ti poni qualche obiettivo comunicativo particolare?
Ah, le foto! Che argomento frustrante. Io ho due obiettivi mentre scatto. Comunicare emozione o empatia e cercare di ricreare ciò che sto ammirando dal vivo. Il che succede molto raramente.
Ma quando accade – dopo centinaia di scatti –, la soddisfazione è enorme. Cerco inoltre di trovare un giusto compromesso tra le foto-cartolina e quelle dove compaio anche io nella scena del “crimine”.
Metterci la faccia è importante: per il lettore vedere chi c’è dietro l’articolo rappresenta un aiuto a immedesimarsi e a rendere l’esperienza più coinvolgente e personale. È come se con la mia foto stessi comunicando direttamente con chi legge.

 

Sei attiva anche sui social network, e in particolare su Facebook, dove il tuo blog ha una pagina che conta varie migliaia di fan. Come usi Facebook? Lo trovi un valido strumento di supporto al tuo blog?
Assolutamente sì! I social media sono il mezzo di promozione più potente che ci sia per un travel blogger.
La mia predilezione per Facebook – e per Google+ – deriva dal fatto che mentre Twitter e Instagram veicolano solo testo o solo immagini, Facebook e Google+ combinano entrambi in maniera eccellente.
E tornando alla domanda precedente, aiutano enormemente a creare i famigerati “teasers” per gli articoli sul blog. I social media sono veloci da utilizzare e hanno un impatto immediato grazie alle immagini.
I post che hanno avuto più successo sul mio blog sono quelli per cui ho creato delle mini campagne anticipatorie, anche mesi prima della loro pubblicazione. E come potrebbe essere altrimenti? Dopo un mese di foto e status brevi ma estatici su una destinazione, quando finalmente pubblico il post le persone sono curiose di conoscere tutta la storia!
Se usati in maniera intelligente, i social media la faranno sempre più da padroni per tutti coloro che hanno un blog o un business online.
Un unico suggerimento: non utilizzateli solo per condividere i post del vostro blog. Postare anche articoli e foto di altri siti aiuta a far crescere la community attorno al proprio “brand”. Personalmente, quando vedo una pagina con una serie infinita di “ecco il mio ultimo post” e nient’altro, scappo come una lepre. Noiosissimi.

 

Chissà quanti aneddoti avrai da raccontare sulla tua vita di globetrotter! Ce ne puoi raccontare uno o due particolarmente gustosi?
In genere, gli aneddoti fanno rima con “disavventure”. Io ne ho collezionate talmente tante che ci ho aperto una sezione a parte sul mio blog chiamata “Smiling times”.
Che dire di quella volta che ho condiviso la stanza, con l’intento di risparmiare, con un ragazzo conosciuto soltanto 6 ore prima? Azzardato direi, ma non un grande aneddoto per una viaggiatrice incallita.
E se ci aggiungessi il piccolo particolare che il ragazzo in questione portava con se un’accetta nello zaino? La chiudo qui, perché ho un articolo in cantiere anche su questo episodio.
Vi basti sapere che, se sto scrivendo queste righe, sono ancora tutta d’un pezzo!

 

Una località che hai visitato e che ti è rimasta nel cuore?
Credo che chi mi segue assiduamente sappia già con certezza la mia risposta: le Filippine.
Uno dei Paesi più meravigliosi sul pianeta. Non solo per gli scenari paradisiaci, ma anche per la sua gente, così ospitale e sorridente nonostante tutte le avversità che ha affrontato, soprattutto di recente.
Ho ricevuto una grandissima lezione di vita da queste persone straordinarie. Dovremmo prendere tutti esempio da loro. Come dico sempre, il viaggio è fatto soprattutto dalle persone che si incontrano e dalle loro storie più che dai luoghi visitati.
Il contatto umano è ciò che rende l’esperienza unica e indimenticabile. Di questo parlo anche nel mio ultimo articolo su come il viaggio riesca a cambiare la nostra prospettiva nei confronti dell’altro, dello sconosciuto.

 

Parliamo ora di un tema che interesserà parecchi travel blogger, e cioè di come guadagnare con un travel blog. Un blog di viaggi può realmente diventare uno strumento di business? Tu quali suggerimenti daresti ai molti blogger italiani che hanno un diario online in questa nicchia ma che non riescono a guadagnare?
Nella tua domanda, usando il termine “diario online”, hai già dato la risposta.
Per trasformare un travel blog in un vero e proprio business, stilare il resoconto delle proprie giornate, senza dare alcun valore aggiunto al lettore, è una strada senza uscita.
A meno che tu non abbia il talento di Hemingway, le storie personali risultano interessanti solo alla nostra cara zia Giustina emigrata in Australia. Quando non le funziona la TV via cavo.
La buona notizia è che si può guadagnare eccome con un travel blog. Ma è necessario avere, oltre che delle buone doti comunicative, anche una mentalità orientata al business.
Avere un blog non è come il 99,9% delle persone pensa, ovvero scrivere due o tre articoli a settimana, mettere su un programma AdSense e fine della storia. Magari fosse così semplice!
Io non ho AdSense, eppure questo mese sono riuscita a guadagnare più del mio vecchio stipendio da impiegata. Come? Diversificando, studiando notte e giorno marketing e copywriting, sbagliando e ritentando di nuovo.
Esistono molti modi per guadagnare con un blog di viaggio. Il mio metodo principale di guadagno per ora è con i programmi di affiliazione. Per chi non fosse pratico, un programma di affiliazione è un sistema per cui, se un lettore clicca su un link di una azienda ospitato sul mio sito – hotel, siti di booking online o prodotti relativi al viaggio –, io ricavo una commissione.
Se usati bene, i programmi di affiliazione consentono di ottenere guadagni importanti, ma ci vuole tempo e pazienza per raggiungere i risultati. Come sempre, le parole chiave sono costanza e perseveranza.
Il mio consiglio però non è quello di buttarsi a capofitto sugli affiliati e sperare nel miracolo. Ogni blog è diverso. Capire il lettore, i suoi bisogni, i suoi sogni e le soluzioni che sta cercando permette di offrigli ciò che ti chiede, e di ottenerne un profitto.
Mezzi come gli e-book, gli affiliati – quando il sito comincia ad avere un traffico consistente – e la vendita di spazi pubblicitari sono solo alcune delle opzioni.
Un altro metodo è quello di affiancarsi a un tour operator per una determinata destinazione e, tramite gli articoli, promuovere pacchetti viaggio.
Le opzioni di monetizzazione sono limitate solo dalla fantasia. Non fermatevi ai soliti schemi: sperimentate, vedete che cosa funziona meglio per voi ed eliminate ciò che non funziona.
In sostanza: trattate il vostro blog come un business, e verrete premiati nel lungo periodo.

 

Siamo in chiusura. Quali sono i tuoi progetti a breve termine? E quelli sul lungo periodo?
Nel mio caso, i progetti a breve termine e a lungo termine si fondono. A giugno tornerò in Europa per lavorare a un secondo sito – dettagli ancora top secret –, e per lavorare ai nuovi articoli di KeepCalm, oltre che per ridisegnare il layout del blog e creare finalmente il suo logo.
Tutto ciò avrà come unico scopo quello di raggiungere il mio obiettivo primario: diventare una voce autorevole in termini di viaggio a lungo termine e una fonte d’ispirazione per individui di tutte le età che “vorrei ma non posso”.
Oh dimenticavo… Quando le giornate passeranno da 24 a 48 ore ciascuna, ho anche in cantiere un libro, ma anche qui i dettagli sono top secret!
Continuate a seguirmi e vi stupirò con effetti talmente speciali che anche la zia Giustina in Australia sarà tentata di disdire l’abbonamento alla TV via cavo!  🙂

 

Ringrazio Clelia per il tempo che mi ha dedicato: dev’esser stata davvero dura rispondere alle mie domande anziché tuffarsi nel mare o abbronzarsi.  🙂  Che dire? Il mio consiglio finale è quello di continuare a seguire questa travel blogger. Qualcosa mi dice che, in futuro, il suo nome sarà sempre più conosciuto…

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