6 segnali che il tuo capo non capisce di marketing

marketingE potrei aggiungere come sottotitolo del post: “E quindi devi dartela a gambe levate da quell’azienda!”.  🙂  Ma andiamo con ordine. Partiamo da qui: hai il sospetto che il tuo capo, il tuo direttore marketing o il tuo CEO abbiano una visione sbagliata del marketing? In questo mio articolo ti darò tutti gli strumenti per capire se le cose stanno davvero così.

Col marketing non si può scherzare: qualsiasi azienda che faccia pessimo marketing è destinata ad avere grossi problemi. Se non oggi, domani. Perché le cose si metteranno male? Perché il marketing è la disciplina che consente alle strategie aziendali di tradursi in realtà. Se un’impresa rinuncia al marketing o lo fa in modo sbagliato, presto o tardi il suo business andrà in sofferenza. Credimi: è matematico.

Per questo è così importante che tu comprenda se chi sta sopra di te va nella direzione giusta. Se ti dovessi accorgere che le sue idee di marketing sono antiquate o scorrette, è tuo dovere metterlo in guardia. Se non hai abbastanza autorevolezza per affrontare con lui il tema, sai comunque che l’azienda in cui lavori è una bomba a orologeria. Quindi, puoi già cominciare a guardarti intorno… Ti consiglio stavolta di adocchiare un’azienda che sappia davvero fare marketing e, in particolare, che sappia fare digital marketing come si deve!

Dunque, hai un capo che non ne capisce granché di marketing se continua ad attuare uno o più di questi sei comportamenti:

 

  1. Continua a investire il grosso del budget di marketing in pubblicità tradizionale

    Il che significa che continua a spendere denaro nel cosiddetto outbound marketing. Cioè compra spazi pubblicitari su giornali e riviste, cartelloni pubblicitari stradali, volantini, striscioni esposti nelle fiere paesane ecc.
    Ecco, se il tuo CEO sta facendo questo, è proprio fuori di testa. Perché sta buttando un sacco di soldi senza alcun risultato misurabile. Attento alla parola “misurabile”: è il fulcro di tutto il ragionamento. La pubblicità tradizionale non è infatti misurabile. Dimmi un po’: come diamine fai a calcolare il ROI di un cartellone pubblicitario su una strada provinciale?
    Al contrario, il digital marketing è misurabile: content marketing, social media marketing, Google AdWords, SEO e e-mail marketing ti danno informazioni precise e puntuali su come vanno i tuoi investimenti di marketing, permettendoti di calcolare il ROI che è loro collegato. Così, se qualcosa non va come ti aspetti, puoi intervenire.
    La pubblicità tradizionale, invece, ti lascia all’oscuro di tutto. Investire nell’outbound marketing è un vero e proprio atto di fede, che però non c’entra alcunché con il business fatto in chiave moderna ed efficace.
    E se il tuo CEO si decidesse finalmente a fare digital marketing? Saggia decisione ma, per carità, fagli misurare il cost per lead! Misurare è anche qui la parola d’ordine! Focalizzati su questo: quanto ti costa acquisire un nuovo lead? Ecco uno dei parametri davvero fondamentali da misurare nella lead generation, sia online che offline!

  2. Parla di brand awareness invece che di lead generati

    Lo dico senza mezzi termini: la brand awareness è un concetto inventato dal demonio per sviare l’attenzione dei CEO e dei direttori marketing dai parametri che contano sul serio nel business. Te lo dico in maniera ancor più esplicita: con la brand awareness non ci si mangia. Anzi, no: ci si mangia eccome, se lavori in un’agenzia pubblicitaria abile a spacciare la visibilità del marchio come il non plus ultra degli obiettivi di marketing!  🙂
    Come ho detto al punto precedente, sono i risultati concreti che contano. Solo quelli. Quindi, il tuo CEO non deve perder tempo con la brand awareness, dato che è un parametro fumoso e privo di un reale riscontro misurabile, e perciò interpretabile da chiunque a proprio piacimento. Fa’ una cosa intelligente: convinci il tuo capo o il tuo direttore marketing a valutare la qualità della vostra lead generation! Cioè: quanti potenziali clienti è in grado di raggiungere l’azienda? Quanti lead caldi la contattano? Questo sì che è un parametro vitale del marketing, e che perciò va tenuto sotto controllo.

  3. Pensa che i social media siano roba da ragazzini

    Probabilmente, il tuo CEO è convinto che i blog siano il posto dove gli adolescenti scrivono delle proprie passioni e che i social network siano anche peggio. Questo è ovviamente un pensiero limitato, e limitante per il business dell’azienda. Già, perché in realtà un corporate blog fa davvero tanto per gli affari delle aziende. E lo stesso si può dire per i profili aziendali su Facebook, su Twitter, su LinkedIn ecc.
    Un’azienda che abbia una vera content strategy non può permettersi di ignorare il blog aziendale. Perché è lo strumento principe per fare content marketing e intercettare il proprio target di clienti. D’altro canto, se gestiti in maniera professionale, anche i profili aziendali sui social network sono uno mezzo potente per comunicare con il target di consumatori dell’azienda.
    E questo non vale solo per i grandi brand. Anche le PMI possono avere un business blog che gli porta nuovi clienti. Anche le PMI possono avere una fan page su Facebook oppure un profilo su Twitter o una pagina aziendale su LinekdIn che gli diano visibilità e che si rivelino eccezionali in chiave di marketing.
    L’importante è saper creare contenuti di qualità, cioè contenuti che rappresentino un grande valore per il pubblico a cui l’azienda si rivolge. Insomma, la formula vincente è: CONTENUTI DI VALORE + SOCIAL MEDIA = SUCCESSO.

  4. Crede che la divisione vendite e quella marketing non debbano parlarsi

    Questo è senza dubbio un altro errore grossolano. Il marketing rappresenta a tutti gli effetti il fornitore di munizioni alla divisione vendite. O se preferisci: i venditori sono il braccio armato del marketing. Quindi, i due team devono lavorare in stretta collaborazione.
    Se dovessimo fare un paragone calcistico, il marketing fa il gioco e le vendite lo concretizzano, segnando i gol.
    C’è quindi una profonda correlazione tra queste due componenti aziendali. Ma – chissà perché? – in molte società il marketing e le vendite sono spesso in contrasto. E i CEO di quelle società sembrano trovare normale la situazione di frizione.

  5. Non vuole investire nella produzione di contenuti

    Come ho già detto in precedenza, il content marketing è una disciplina che dà enormi riscontri a qualsiasi azienda, indipendentemente dalle sue dimensioni, dal settore in cui opera e dalla situazione del mercato. Se un CEO o un direttore marketing non investono nella creazione di contenuti di qualità per i loro progetti online, si stanno tirando la zappa sui piedi. Pensaci un attimo: come può essere d’aiuto al business della tua azienda un banale sito vetrina, cioè un sito che non viene aggiornato da mesi o addirittura da anni? Non può fare alcunché, è chiaro.
    Le aziende che invece pubblicano contenuti di qualità con un’elevata frequenza, hanno un riscontro in termini di lead generation che è imparagonabile. Non c’è un altro modo di dirlo: se ancora non lo sta facendo, l’azienda per cui lavori deve cominciare a sfornare contenuti di qualità sul sito web e sui social media. Solo così potrà esser sicura di fare marketing dei contenuti in maniera proficua.
    Se proprio il tuo CEO non la capisce, prova a fargli leggere questo mio post sulle statistiche del content marketing. Forse riuscirà ad accendere in lui una lampadina.

  6. Punta su metodi di lead generation dell’età preistorica

    Se il tuo capo punta tutto sulle telefonate a freddo, sulle conoscenze personali – sue e dei venditori che lavorano in azienda – e sul fatto che “i nostri prodotti si vendono da soli”, sappi che sta facendo marketing in modo preistorico! Lui usa ancora la clava, mentre la concorrenza usa pistole che sparano raggi laser!  😀
    Ovviamente, la mia è un’iperbole, perché nella Preistoria non esisteva certo il concetto di marketing. Ma ti assicuro comunque che, se il tuo CEO crede davvero in quelle robe, sta distruggendo l’azienda. Perché le telefonate a freddo, le conoscenze personali e i prodotti che non hanno bisogno di marketing sono tutte cose che condurranno il vostro business a sbattere contro un muro.
    Come abbiamo già visto negli altri punti di questa lista, i modi di fare marketing e digital marketing efficaci esistono. Né le telefonate a freddo né le liste di nominativi che contengono i conoscenti dei conoscenti rientrano tra di essi.

 

Ecco, questi sono i sei segnali che ti devono far drizzare le antenne, perché indicano che il tuo CEO o il tuo direttore marketing sono totalmente fuori strada sul marketing. E se qualcuno – tu? – non gli farà cambiare idee al più presto, potranno addirittura sfasciare l’azienda. Oppure non resisteranno alle bordate della concorrenza – che invece avrà attuato le strategie e le tattiche di marketing e digital marketing corrette.

E tu, come la vedi? Secondo te, ci sono altri elementi che costituiscono la spia che un dirigente sta sbagliando le proprie scelte di marketing? Se sì, quali sono?

 

marketingQuesto post sui segnali che indicano che il tuo capo sta sbagliando le decisioni di marketing è stato scritto da Alessandro Scuratti, content specialist e business blogger.
Da 19 anni mi occupo di comunicazione per le aziende, come business writer e come content marketer. Dal 2011, gestisco questo mio blog, che raccoglie migliaia di visite ogni giorno. Sono autore di “Scrivere per il web 2.0”.
Vuoi saperne di più su come la tua azienda può creare contenuti di qualità rivolti ai potenziali clienti, riuscendo così a fare lead generation in modo efficace e ad aumentare le vendite? Puoi contattarmi da questa pagina!

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