Intervista a Carlotta Silvestrini, art director e graphic/web designer

web designer carlotta silvestriniOggi ho il piacere di fare quattro chiacchiere con una professionista del web come poche ce ne sono in giro. Sto parlando di Carlotta Silvestrini di Impronte Digitali. Gli aggettivi “multitasking” e “polivalente” sono quelli che meglio la descriverebbero, dato che Carlotta è al tempo stesso un’imprenditrice, una art director, una graphic/web designer e una web writer. E forse ho dimenticato qualcosa. Ma non vi anticipo altro: voglio che sia lei a parlarci di sé e delle sue esperienze lavorative.

Intervistando una figura professionale così sfaccettata, il rischio era quello di toccare molti temi, ma in modo troppo veloce. Di conseguenza, non avremmo approfondito alcun argomento. Ho perciò scelto di battere principalmente sul tasto del web design, materia in cui Carlotta è da considerare tra gli esperti più in gamba che si possano trovare nel web italiano. Quindi, mi rivolgo soprattutto a voi, aspiranti web designer: tenete le antenne dritte, perché oggi c’è da imparare.

Ma adesso è ora di lasciare la scena a lei. Andiamo a sentire direttamente dalle parole di Carlotta che cosa ci racconta sulla grafica per il web e, più in generale, che consigli dà a chi voglia entrare nel mondo delle professioni del web.

 

Ciao Carlotta, e grazie della tua disponibilità. Inizierei chiedendoti di parlarci un po’ di te. Qual è la tua formazione? E da dove nasce questo tuo amore per il web design e per la scrittura?
Sono nata in una famiglia molto povera a seguito del fallimento dell’azienda di mio padre, di conseguenza avevo pochi giochi e nessuna TV. Ma tanta carta, matite e colori. Ho iniziato a scrivere e disegnare quando avevo sei anni. Inventavo racconti e poesie, dipingevo a tempera, cercavo di divertirmi con quello che avevo. Così nasce una persona creativa.
Mi hanno obbligata a frequentare il Liceo Turistico, il lato positivo però è la padronanza di tre lingue straniere, quindi diciamo che è andata bene comunque. Successivamente mi sono iscritta ad Information Technology, un corso di laurea a metà tra informatica e marketing, ma per il mio lavoro sono contate solamente le esperienze sul campo. Amo creare e questo mal si coniuga con i percorsi prettamente “scientifici”, quindi ho scelto di unire le cose ed è saltato fuori il web design.

 

Sei una art director, una graphic designer e una web designer. Che differenza c’è tra le tre professioni?
L’Art Director deve sapere ideare i progetti coniugando l’esperienza acquisita sul campo e l’identità aziendale del cliente. Il graphic e web design è la diretta conseguenza di questa professione, che mi sono permessa di mettere a curriculum solo dopo molti anni. È un compito difficile e in Italia poco valorizzato.

 

Che suggerimenti daresti ai giovani che ci stanno leggendo e che vogliono diventare web designer? Quali sono gli errori classici da evitare per chi inizia?
Io suggerisco di leggere pochi manuali operativi, molte pietre miliari di strategia e  fare quintali di esperienza pratica. All’università ho capito quanto una formazione teorica mal si coniughi con un mercato del web in cui una tecnologia del 2013 è già obsoleta nel 2014. Poi bisogna stare per molto tempo nell’ombra, seguire gli esperti, chiedere consigli con umiltà. Tanti junior peccano di presunzione, un errore che si paga sui social a caro prezzo. Un altro errore da evitare: lavorare sottocosto. Poco esperto non è sinonimo di schiavo!

 

Siccome sei anche una web copywriter, ti chiedo anche questo: quali consigli daresti ai ragazzi che mirano a diventare web writer affermati?
Riciclo un consiglio del mio editor: quando dovete scrivere, calatevi nell’atmosfera. Se dovete scrivere un articolo che parla di un dipinto del 1800, ascoltate musica classica, guardate altri quadri dello stesso periodo, studiate la situazione storica dell’epoca. Esercitatevi scrivendo tanto da consumare le lettere sui tasti (l’inchiostro non si usa più vero?), poi cercate di tirare fuori l’essenziale (leggete il decalogo di Umberto Eco). Seguite i migliori web writer nei social network, l’allievo col tempo supererà il maestro.

 

Dimmi tre cose che un’azienda dovrebbe evitare di fare o di inserire nel proprio sito istituzionale. Per la serie: rimediate subito perché state facendo scappare i clienti!
Testi in aziendalese prima di tutto. Suonano falsi e supponenti. Cercare di essere coerenti nell’immagine (sono ossessionata, lo so): se vendete acqua minerale, perché volete a tutti i costi un sito rosso Coca-Cola? Fidatevi del professionista: in tutta la mia carriera, solo due o tre lavori sono frutto al 100% della mia esperienza, motivo per cui molti altri mi vergogno di metterli a curriculum perché pieni di errori tecnici e comunicativi. Io non dico all’idraulico qual è lo spessore del tubo da utilizzare, perché nel web design dovrebbe andare diversamente?

 

I problemi non li hanno solo i siti web istituzionali, ma anche gli e-commerce. Sono infatti molte le aziende che non massimizzano le opportunità di vendita online perché i potenziali clienti interrompono il processo di acquisto sul più bello. Anche qui: qualche dritta per rendere più fluida l’esperienza d’acquisto su uno shopping online?
I casi sono due. O non hanno trovato un buon web designer o non si sono fidati di lui, vedi domanda precedente. Come insegna Steve Krug, “il cliente non deve pensare”, invece molti siti sono talmente macchinosi da provocare un tasso di abbandono altissimo. Ma spiega al cliente che la sua bellissima idea di struttura “che rispecchia il CRM aziendale”, per l’acquirente è un labirinto infernale.

 

Ma è vero che l’uso di particolari colori predispone maggiormente gli utenti web all’azione? Puoi farci qualche esempio?
Assolutamente sì. Tutte le CTA (call to action) si basano proprio su questo. Nel settore alimentare, per esempio, il rosso stimola l’appetito, motivo per cui questo colore viene abusato dalla GDO. Nel web, noterete che i pulsanti sono spesso di colore verde o azzurro e in altissimo contrasto con lo sfondo, così invogliano l’utente a cliccare.

 

Nel sito di Impronte Digitali spieghi che i CMS hanno cambiato radicalmente il lavoro dei progettisti web. Questa affermazione mi ha molto incuriosito. Potresti spiegarla?
Metti nella stessa stanza due web designer. Uno deve costruire un e-commerce con un CMS e l’altro in codice puro. Quando il primo sta inserendo i prodotti nel carrello per il beta testing, il secondo sta ancora scrivendo il foglio di stile. Budget e risultato sono completamente differenti, tutto sta nel target a cui si vuole mirare. Un circuito bancario non avrà mai un portale basato su CMS e la Signora Maria che vende tortellini non investirà ottomila euro per un sito fatto da zero dal developer. Spero sia chiara l’antifona!

 

Flash è morto sul serio? Quali sono le implicazioni per i progettisti?
Flash… avevo 19 anni ed era il top. I siti in Flash erano spettacolari e decisi di impararlo perché era richiestissimo. Sulla scrivania di un amico c’era il manuale, 800 pagine: mollai subito il colpo sentendomi inferiore ai miei colleghi. Chi l’avrebbe mai detto che pochi anni dopo sarebbe stato ininterpretabile dai dispositivi mobili Apple e particolarmente odiato dai crawler di Google. Poi oggi ci sono linguaggi come jQuery che danno soddisfazioni maggiori con meno sforzo e – soprattutto – con compatibilità nella maggior parte dei dispositivi (anche se ci sono ancora alcuni problemi di browser). Tra l’altro jQuery, al contrario di Flash, è leggerissimo e Open Source.

 

Gli esperti di web marketing dicono che sul web vince chi sa creare valore per i propri clienti. Ma come si fa a creare valore per il pubblico di una nicchia? Hai qualche suggerimento da darci?
Creare valore per una nicchia significa prima ascoltarla. Quando la si conosce bene, bisogna cercare di risolverne i problemi in modo pratico. Se voglio scrivere una lista di consigli per le aziende, per esempio, non mi devo limitare a dire cosa fare, ma devo spiegare COME farlo. Abbiamo parlato su Google+ della mia difficoltà nel dare alternative al lessico aziendalese. Ecco la differenza tra un post di valore e uno di web-fuffa in cui l’ennesima markettara snocciola l’ennesima predica.

 

Ci consiglieresti qualche risorsa online per web designer?
Tutta la suite di prodotti Google (Plus e Drive in primis), sono l’unico modo efficace per entrare in contatto con l’informazione del settore e gestirla comodamente da ogni angolo del mondo. Anche l’iscrizione a Behance è importante, è il network Adobe dei creativi, vale anche solo per le ispirazioni. Seguo volentieri anche WebHouse, un portale davvero piacevole e ricco di articoli interessanti.

 

Che cos’è per te la creatività?
Guardare un lavoro finito e dire: che figata! Quando rompe gli schemi ed è fatto “ad istinto”, è sicuramente creativo. E mi piace.

 

Siamo in chiusura. Quali sono i tuoi progetti a breve termine? E quelli a lungo termine?
Devo assolutamente finire un libro, o il mio editor mi strozza. Poi vorrei abbandonare la parte più operativa per dedicarmi alla direzione artistica ed alla scrittura per quanto riguarda i clienti. Per quanto riguarda i colleghi, ho tante cose che vorrei trasmettere tramite l’insegnamento. E lo farò. Me lo prometto.

 

Ringrazio Carlotta per il tempo che è riuscita a dedicarmi. Vi invito a seguirla sul sito di Impronte Digitali, dove pubblica interessanti articoli e sul suo profilo su Google+, dove è molto attiva.

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