Intervista a Cristiana Tumedei, communication strategist

social media strategistOggi ho il piacere di fare quattro chiacchiere con Cristiana Tumedei, una professionista della comunicazione sul web dalla competenze davvero complete. In effetti, Cristiana è al tempo stesso una web content editor, una blogger – potete seguirla su Parliamo Digitale –, una social media strategist e un’esperta di digital marketing. Intervistare una persona così polivalente è un’opportunità che capita di rado. Per me è stata l’occasione di sommergere Cristiana di domande, cercando di rubarle alcuni dei suoi segreti professionali.

Quindi, non perdiamo tempo, e andiamo direttamente a sentire dalle parole di Cristiana da dove nasce questa sua passione per la scrittura e per il web. E quali suggerimenti operativi si sente di condividere con noi, per aiutarci a diventare comunicatori online migliori.

 

Ciao Cristiana e grazie per la tua disponibilità. Inizierei con il domandarti da dove nasce la tua passione per la scrittura. E quella per il web?

Ciao Ale, grazie a te per avermi invitata qui.
La passione per la scrittura è strettamente legata a quella per la parola. Ho sempre trovato affascinante ogni forma d’espressione. La scrittura è un mezzo potente che racchiude in sé suoni, colori, emozioni, valori. E quando ho capito che grazie alle parole è possibile comunicare in modo mirato, è nata la passione: dovevo imparare a usarle per raccontare il mondo come lo vedevo io. Il passaggio alla scrittura di professione è avvenuto, quindi, in modo naturale.
Il web, invece, è un mondo a cui sono arrivata in seguito. Sì, non nasco geek (tanto per usare un’etichetta molto in voga oggi). Se la scrittura è un mezzo d’espressione, la Rete – per me – è un luogo di ritrovo. Un ambiente in cui le persone interagiscono attraverso dinamiche uniche nel loro genere. Affascinante, stimolante, movimentato. Ecco perché amo il web.

 

Sei una communication strategist. Ci puoi spiegare in che cosa consiste questa professione?

Il mio mestiere è questo: individuare la strategia di comunicazione più adatta a tradurre l’idea del cliente in un messaggio concreto. A questo punto vorrai sapere in che cosa consiste nella pratica.
Ascolto il cliente. Pongo le domande giuste, quelle che mi permettono di avere un quadro dettagliato della situazione. Traduco le sue parole in elementi, che unisco in uno schema. A questo punto, passo dall’immaginazione alla rappresentazione del progetto. Sì, a me piace usare parole e immagini per descrivere le strategie ai clienti. Il bello, però, è che non esistono regole. Ogni professionista – nel nostro settore – trova la sua strada.

 

Appartieni al variegato mondo dei freelance. Quali sono i pro e i contro di questa tua scelta?

Oggi i freelance non vivono momenti sereni. Nel nostro Paese, purtroppo, la burocrazia non aiuta. Detto questo, penso si tratti di una decisione personale che – se forzata – rischia di trasformarsi in una costrizione.
Già, perché essere freelance significa godere della libertà di scegliere, di inventarsi, di tracciare il proprio percorso. Allo stesso tempo, si è sottoposti a forti pressioni. Non sempre va tutto secondo i piani. Ecco perché la flessibilità e l’elasticità sono fondamentali.
Vivere e affrontare il cambiamento: questo è il vero lato positivo e negativo – secondo me – dell’essere freelance.

 

Si parla sempre più spesso di storytelling nell’ambito del content marketing. Per quella che è la tua esperienza diretta, lo storytelling è davvero così efficace nel promuove un’azienda e i suoi prodotti o servizi?

Sai Ale, come spesso accade, in ogni professione ci sono tendenze che si ripetono ciclicamente. Oggi, per esempio, lo storytelling è tornato a far parlare di sé con prepotenza. Mi chiedi se si tratta di una tecnica di comunicazione efficace? La risposta è sì. Certamente. Anche se, in termini di content marketing, da solo non basta.
Insomma, raccontare funziona. Ti permette di generare empatia, di costruire un legame con l’utente. Un meccanismo che si attiva solo ascoltando e dando il giusto peso a tutti gli attori in gioco.

 

Tra i lettori di questa intervista è probabile che vi siano alcuni studenti universitari che immaginano una carriera nel campo della scrittura per il web. Ti senti di dargli qualche consiglio affinché evitino gli errori classici dei web writer esordienti?

Una bella domanda, a cui fino a qualche tempo fa avrei risposto così: leggi, segui i blog di settore, vivi i social media e scrivi. Consigli tra i più classici che, oggi, ritengo siano fuorvianti.
Sì, perché così facendo rischiamo di spingere i giovani a improvvisarsi, a gettarsi nel mercato del lavoro senza essere realmente pronti.
Quindi, i suggerimenti che mi sento di dare a chi si avvicina alla scrittura per il web sono questi: leggi tanto, di tutto. Scrivi, ma solo di quello che ti appassiona davvero. Ascolta e raccogli ogni input. Mettiti in gioco, certo, ma non voler trovare subito clienti. Datti il tempo per capire dove vuoi andare e traccia il tuo percorso. Solo a quel punto inizia a muoverti. Nulla è impossibile, basta stabilire una meta. Il viaggio, poi, lo costruirai giorno per giorno.

 

Facciamo finta che io sia il direttore marketing di una PMI che ha appena creato il proprio blog aziendale. Come è normale che sia, vorrei che il blog diventasse un efficace strumento di marketing. Allora mi rivolgo a te. Quali sono i primi consigli operativi che potresti darmi?

Più che darti dei consigli cercherei di capire quali sono i tuoi obiettivi reali. Perché, sai, se non hai uno scopo preciso qualsiasi strategia di comunicazione diventa inutile.
Ergo, facciamo un passo indietro! Perché hai aperto un blog aziendale? A chi ti rivolgi? Quali sono le tue aspettative? Ecco, queste sono solo tre delle domande che ti farei.
Se vuoi dei consigli operativi, ne ho  pronti alcuni per te: scrivi solo contenuti utili, quindi capaci di offrire soluzioni e risposte ai tuoi lettori. Crea una rotta da seguire: scandiscine i passaggi e affidati a dei professionisti. Sì, perché per emergere in Rete avrai bisogno di conoscerne le dinamiche. Sarebbe folle pensare di fare tutto da sé. Anzi, sai che ti dico? Se credi di non aver bisogno del supporto di esperti in comunicazione digitale, lascia perdere! Il progetto naufragherà a breve: sarebbe una vera perdita di tempo, insomma.

 

Qual è il social network che preferisci? E perché?

Fino a qualche tempo fa avrei risposto Twitter, senza alcun dubbio. Oggi, però, sto appassionandomi parecchio a Instagram. Perché? Mi permette di unire parole e immagini, mostrando una parte di me a cui non avevo mai dato spazio.
La verità è che sto un po’ allentando con i social network. In questa fase prediligo l’interazione di qualità. Quindi, niente strategie: ci sono quando sento di averne voglia.

 

Sei anche una blogger. Che cosa ti ha insegnato questa tua esperienza nella blogosfera?

Essere blogger non è affatto semplice. Un’attività che richiede impegno, studio, umiltà anche. Dal blogging ho imparato che mettersi in gioco costa tanta fatica, soprattutto se lo si fa senza filtri.
Un esercizio utile non solo in termini di scrittura e comunicazione, ma anche dal punto di vista umano. Gestire un blog mi ha insegnato a raccontarmi, mostrandomi per quella che sono. Gli effetti benefici si sono fatti sentire non solo sulla mia immagine pubblica, ma anche sul lavoro, sulla mia vita privata. Insomma, il blogging è un’esperienza che fa bene.

 

Consiglieresti a un giovane che sogna di lavorare nel campo della comunicazione di aprire un blog proprio? In altre parole: secondo te, un blog può rappresentare un valido strumento di personal branding?

Un blog personale può decretare il successo di una strategia di personal branding. Così come il suo fallimento. La verità è che esistono moltissimi strumenti a nostra disposizione. Anche i social media, per esempio, consentono di farsi conoscere e promuoversi come professionisti.
Quindi, a un giovane darei questo consiglio: apri un blog, ma solo se sai di avere qualcosa da dire. Vuoi usarlo per fare personal branding? Allora scrivi delle tue passioni. Solo così riuscirai a mostrare il meglio di te, senza forzature.

 

So che sei una grande appassionata d’arte. È probabilmente per questo che sei anche una strategist “for artist and creative”. Ci puoi spiegare più precisamente in che cosa consiste questa tua attività?

Con questa domanda mi stai facendo un grande regalo, Ale. Sì, sono una strategist for Artists and Creative. In sostanza ho unito le due mie passioni – arte e comunicazione – e ho deciso di metterle al servizio di chi vorrebbe vivere della propria creatività.
Questo è solo il primo passo verso un progetto più grande, che costruirò passo passo. Quello che faccio è prendere per mano i creativi aiutandoli a comunicare la loro arte, con lo scopo di creare opportunità concrete di business.
Nella vita ognuno ha il diritto di essere felice. E so che vivere delle proprie passioni è possibile. Quindi, sostengo chi non ha gli strumenti per riuscirci in autonomia.

 

Siamo in chiusura. Quali sono i tuoi progetti nel breve termine? E quelli nel lungo?

Per prima cosa, ho una novità in serbo per Parliamo Digitale. Un progetto che sto costruendo e che inaugurerò quanto prima. Non vedo l’ora, dico davvero!
Inoltre, a brevissimo lancerò il mio sito web personale. Quello dedicato ad artisti e creativi, appunto. Non posso svelarti di più per ora, ma ti invito a seguire un hashtag: #livingoutloud. Ne trovi traccia sui miei profili. Da Instagram a Tumblr, con una board dedicata su Pinterest. Di che cosa si tratta? Presto lo scoprirai, ma se cerchi bene in Rete già potrai intuire qualcosa.
Nel lungo periodo, invece, ho solo un progetto: realizzare il mio sogno. Si tratta di qualcosa di grande, Ale, verso cui mi sto muovendo. Già sto facendo i primi passi e mi sento felice. Quindi, sì, non ho alcuna intenzione di fermarmi.

 

Ringrazio Cristiana per la sua disponibilità, che è ancor più preziosa se consideriamo che l’ha strappata ai suoi numerosi impegni. Se volete rimanere in contatto con lei – cosa che vi raccomando caldamente –, potete continuare a seguirla anche sul suo profilo Twitter.

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