Search engine optimization: ecco i 10 Comandamenti!

search engine optimizationUna simpaticissima infografica (sotto a destra, clicca per ingrandirla) di Tech Wyse ci indica alcuni dei capisaldi della search engine optimization nel 2013.

Queste indicazioni basilari della SEO vengono presentate come i Dieci Comandamenti della disciplina. Nei panni di Mosè troviamo Matt Cutts, il responsabile del team antispam di Google! Davvero un’idea divertente, al di là della bontà dei consigli a cui si fa riferimento.

Queste dieci fondamentali raccomandazioni rappresentano dei veri e propri moniti a non usare tecniche SEO black hat. Insomma: Mosè-Cutts ci indica quali sono le cose assolutamente da evitare se vogliamo che l’ira del dio Google non ricada su di noi e, soprattutto, sul posizionamento dei nostri siti web nelle SERP del suo motore di ricerca.

Ecco dunque quello che viene tassativamente vietato di fare a un SEO specialist in ambito di search engine optimization!

 

Tu non dovrai:

 

1. Avere un profilo di link in ingresso non naturale

I tuoi link in ingresso devono essere più naturali possibili. Perciò smettila di spammare i forum e i blog altrui con commenti insulsi, fatti solo per inserire nella tua firma i link verso il tuo sito web o il tuo blog. Nei tuoi link, non usare sistematicamente delle ancore che siano in corrispondenza esatta con le keyword da posizionare e – cosa ben peggiore – non hackare alcun sito web per riempirlo di link verso i tuoi progetti online.

 

2. Usare il cloaking e i testi nascosti

In estrema sintesi, il cloaking è quella pratica che consente di mostrare a Googlebot contenuti che siano diversi da quelli che in realtà il sito web mostra ai suoi visitatori. Si tratta perciò di una operazione che rientra in pieno nel quadro delle attività SEO black hat. Se decidi di ricorrere al cloaking, questo ti potrà costare una grave penalizzazione una volta che Google ti avrà scoperto.

Inoltre, nascondere in un div una porzione più o meno ampia di testo sovra ottimizzato con le tecniche SEO è qualcosa che Google detesta. La stessa cosa si può affermare se il testo viene mascherato facendogli assumere lo stesso colore dello sfondo della pagina web. Anche in questi due casi, proprio come avviene col cloaking, se vieni scoperto ti ritroverai a fare i conti con una severa penalizzazione.

 

3. Creare contenuti duplicati

Che tu lo faccia in buona fede oppure no, creare contenuti duplicati non è mai una buona idea in chiave SEO. Oltre al fatto che, se sei in malafede, rubare i contenuti di qualità altrui è una cosa davvero vergognosa.

 

4. Fare article spinning

search engine optimizationL’article spinning è quella tecnica redazionale per cui, per esempio, un blogger scrive un post su un argomento e poi lo ripropone più e più volte con alcune modifiche. A volte l’autore del contenuto può riscriverne interi pezzi, in altre occasioni può semplicemente invertire le parti dell’articolo dopo averle modificate un po’. Questa tecnica di scrittura prende in giro gli utenti di un blog o di un sito web, perché non crea alcun valore nuovo. Ed è una pratica di web writing che a Google non piace nemmeno un po’.

 

5. Fare keyword stuffing

Sovra ottimizzare i propri articoli a livello di search engine optimization è piuttosto rischioso. Si può infatti ottenere addirittura un effetto negativo sul posizionamento nelle SERP di Google. In questo senso, il keyword stuffing è da evitare come la peste!

 

6. Fare spam su Google Maps

Eh, già: c’è anche chi cerca di barare su Google Maps. Il bello è che anche qui, una volta scoperti, si rischia una memorabile penalizzazione, capace di compromettere i posizionamenti nelle SERP di Google fin lì ottenuti.

 

7. Creare minisiti

Non ha alcun senso creare minisiti con la speranza che ognuno di essi possa posizionarsi più efficacemente per un gruppo ristretto di keyword selezionate. Google Panda è in grado di individuare questi minisiti. E poi, pensaci bene: gli eventuali link in ingresso verso questi minisiti sono tutti link che fai perdere al tuo sito web principale!

 

8. Vendere link

Così come è vietato comperare link, allo stesso modo è vietato vendere link. E Google è comunque in grado di capire, per quanto tu abbia “imboscato” la cosa, se il tal link è spontaneo oppure è un link concordato a tavolino.

 

9. Mettere troppa pubblicità sul sito web o sul blog

Se il tuo sito web o il tuo blog sono pieni zeppi di pubblicità – e ciò vale soprattutto se i tuoi contenuti sono poveri –, ciò significa che dei visitatori non ti importa granché. Peccato che Google sia alla costante ricerca di siti web che, invece, mettono l’utente al centro dell’esperienza di navigazione, e che perciò puntano tutto sulla creazione di contenuti di qualità.

 

10. Creare più siti per avere più chanche di posizionamento

Pare che questa pratica sia più comune di quanto si creda. È infatti abbastanza diffuso il pensiero che creare più siti web dia all’azienda o al brand maggiori opportunità di ottenere un buon posizionamento nelle SERP di Google per le keyword di quello specifico business. A parte il fatto che Google è in grado di scoprire questa strategia – e di punirla con una penalizzazione –, perché non concentrare tutti gli sforzi SEO su un unico sito web, cioè quello istituzionale? Non sarebbe più produttivo?

 

Ecco, questi sono i Dieci Comandamenti della search engine optimization per Tech Wyse. Anche se sarebbe più corretto dire che sono le dieci maledizioni che potrebbero colpire un SEO specialist che volesse barare attraverso le tecniche black hat!

Tu come la vedi? A tuo giudizio, nei dieci punti proposti ci sono davvero le indicazioni più efficaci per evitare guai in ambito SEO? Oppure alcuni di questi punti andrebbero sostituiti con altri che comportano penalizzazioni ben più gravi da parte di Google? Lascia un commento e condividi con noi quali dovrebbero essere, secondo la tua esperienza, i Dieci Comandamenti della search engine optimization nel 2013!

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3 pensieri su “Search engine optimization: ecco i 10 Comandamenti!

  1. silver price

    Matt Cutts ha detto che vuole andare ancora più “upstream”, per scoraggiare i link spammer e il valore dei link che questi hanno acquisito sui siti web. Ciò sembra far pensare che Google tornerà a colpire duramente i network di link, come peraltro ha già fatto in passato.

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  2. Francesco

    Il blog commenting di qualità, cioè commentare articoli su altri siti bene posizionati, con contenuto di vero valore, è comunque penalizzato?

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    1. Alessandro Scuratti Autore articolo

      Io spero proprio di no. A mio giudizio, in questo periodo, regna parecchia confusione. E la noto anche un po’ in Google stesso. Se dovessimo applicare alla lettera tutte le indicazioni che Mr. G ci dà, non dovremmo quasi più creare link! Mi aspetto perciò alcune puntualizzazioni da parte di Google nei prossimi mesi.

      Secondo me, è comunque l’esagerazione, cioè l’evidente e sfacciata volontà di tirare la corda per ottenere un vantaggio, che andrebbe punita.

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