Ma a che cosa serve la SEO?

search engine optimizationIniziai a smanettare con la SEO undici anni fa, nel 2007. Allora pochissime persone, tutti tecnici o quasi, conoscevano la SEO. Oggi la situazione è diversa: sento parlare di ottimizzazione SEO anche imprenditori e direttori marketing. Questo è un bene, perché significa che la disciplina ha preso piede, nonostante i proclami (falsi e interessati) di chi la dice morta.

Però, come succede spesso agli argomenti di nicchia che allargano la portata, l’aumento dei conoscitori della SEO ha portato qualche fraintendimento sulla materia. Uno di questi l’ho appena citato: ci sono alcuni che gridano a gran voce che la SEO è morta. La cosa è però falsa, perché la search engine optimization se la passa benissimo. Continua a essere fondamentale per la creazione di un sito web, di un e-commerce o di un blog aziendale. Insomma: se vuoi mettere online un progetto web fatto davvero bene, non puoi dimenticarti della SEO.

Oggi sono in tanti a conoscere la SEO, dicevo. O meglio: non è certo conosciuta come il calcio, ma è relativamente più nota rispetto a dieci anni fa. Parecchio più nota. E questo, come spiegavo, ha favorito il diffondersi di qualche leggenda metropolitana. Alcune di queste riguardano addirittura l’obiettivo stesso della SEO. Ma allora a che cosa serve la SEO? Perché è così importante ottimizzare lato SEO i nostri progetti web?

Tutti sanno che ha un gran valore essere in prima pagina di Google. Perché il 90-95% dei clic degli utenti si concentra sui primi dieci risultati, cioè sulla prima SERP. Tant’è vero che esiste un detto simpatico: il posto migliore per nascondere un cadavere è la seconda pagina di Google. Perché praticamente nessuno ci arriva mai.  🙂

Questo ha scatenato una specie di corsa a essere primi su Google. Da un lato, ciò è comprensibile: le prime tre posizioni su Google si prendono nel complesso circa i due terzi dei clic totali della prima pagina, lasciando poco alle altre sette posizioni. Dall’altro lato, conta davvero così tanto essere primi su Google? Vediamo di ragionarci sopra.

Un sito (o un e-commerce o un business blog) devono porsi come obiettivo l’avere un numero altissimo di visite? No, direi anzi che questo è un obiettivo fuorviante. Come spesso accade, la qualità è meglio della quantità. Traduzione? La cosa importante non è fare un numero esagerato di visite, ma centrare l’obiettivo della propria presenza online. Per esempio, per un sito istituzionale quell’obiettivo è presentare l’azienda, per un e-commerce è vendere, per un blog aziendale è passare credibilità e autorevolezza al brand.

Quindi, avere tanti visitatori è un obiettivo? No, detta così non lo è. Il numero, per se stesso, non è un obiettivo utile. In effetti, lo scopo della SEO non è quello di portarti tonnellate di traffico, ma è quello di farti intercettare i potenziali clienti. Questo è ciò che conta.

Ti faccio un esempio. Ammettiamo che tu abbia un e-commerce che fa migliaia di visite al giorno. Può sembrarti un ottimo risultato. In termini quantitativi lo è anche, ma… quanto vende il tuo e-commerce? Questo è il dato concreto che ti indica se la tua quantità è anche qualità. Magari c’è un tuo concorrente che ha un’e-commerce visitato da un centinaio scarso di persone al giorno, però quel sito fattura in proporzione cinque volte più del tuo. Questo significa che quel sito, nonostante i numeri molto più bassi dei tuoi, riesce a intercettare meglio i potenziali clienti rispetto a te. Lo dicono i fatti.

Essere primi su Google non ha un grande senso, se non si riesce poi a intercettare il proprio target. La quantità non è per forza accompagnata dalla qualità. Purtroppo, su questo si fa spesso confusione. Ed è una confusione che comprendo, perché a tutti piace avere un sito molto visitato. Ma la SEO, almeno per ciò che riguarda le aziende, non ha lo scopo di raccattare qua e là il maggior traffico possibile. Perché un traffico sporco non è mai paragonabile a un traffico mirato. I risultati dei due sono completamente diversi.

La SEO ha dunque questo obiettivo: intercettare i tuoi potenziali clienti sui motori di ricerca. Solo i tuoi potenziali clienti, e non una mole di utenti indistinti (che serve solo a gonfiare le statistiche di Google Analytics).

Questo significa che un sito che ha poco traffico può vendere di più rispetto a un sito concorrente molto visitato? Sì, se il primo ha fatto SEO in modo corretto, cioè se è andato a intercettare solo i potenziali clienti. Sì, soprattutto se il secondo ha intercettato un traffico eterogeneo.

Tiriamo le somme. Rispetto a dieci anni fa, la SEO è una disciplina che è uscita dalla torre d’avorio: sono oramai in tanti a conoscerla. Occorre però capire bene qual è il suo compito. Che non è certo quello di un gigantesco aspirapolvere, che risucchia qualsiasi utente faccia una ricerca online anche lontanamente in tema con il tuo business. La SEO serve invece a intercettare solo i tuoi potenziali clienti, mentre sono in fase di ricerca sui motori. La differenza tra i due usi è sostanziale.

 

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SEO on-siteQuesto post su che cos’è la search engine optimization e qual è il suo obiettivo è stato scritto da Alessandro Scuratti, content specialist e business blogger.
Da più di 20 anni mi occupo di comunicazione per le aziende, come business writer e come content creator. Dal 2011, gestisco questo mio blog personale, visitato da migliaia di persone ogni giorno. Sono anche l’autore del libro “Scrivere per il web 2.0”.
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