I puntini di sospensione nella punteggiatura

tre puntini di sospensioneI tre puntini – che in un caso particolare del loro uso possono anche chiamarsi puntini di sospensione – sono un segno della punteggiatura molto diffuso. Così adoperato da chi scrive da essere spesso abusato. Vediamo allora nel dettaglio qual è il loro uso corretto nella scrittura della lingua italiana.

A che cosa servono, innanzitutto? I tre puntini segnalano la sospensione di un discorso, un passaggio a un nuovo argomento da parte di chi sta scrivendo. Prima regola: possono essere inseriti sia all’inizio che alla fine di una frase. Un altro loro uso è quello di creare una breve pausa prima di una rivelazione importante. Come anticipato, quando sono usati in quest’ultimo senso, essi possono chiamarsi anche puntini di sospensione.

Un’osservazione che può sembrare banale, ma che è comunque bene fare. I tre puntini sono… solo tre! Perciò, è un errore aggiungerne di più. In tal senso, capita spesso – soprattutto sui social media – di leggere alcuni testi in cui i puntini adoperati sono in numero esagerato. Si tratta evidentemente di un errore nell’uso di questo particolare segno della punteggiatura. Ripeto: i puntini da mettere sono solo tre, e non un numero a piacere.

Se i tre puntini si trovano all’inizio di una frase, vanno divisi dalla parola che li segue per mezzo di uno spazio. Se i tre puntini si trovano invece alla fine della frase, vanno attaccati alla parola che li precede, e divisi dall’eventuale parola che li segue con uno spazio. Se i tre puntini coincidono con la fine di una frase, non occorre aggiungere un punto finale dopo di essi.

Altri usi di questo segno? In certi casi, i tre puntini sono usati anche nelle citazioni, per segnalare un’omissione all’interno della citazione. In situazioni di questo tipo, i tre puntini vanno staccati con uno spazio sia dalla parola che li precede sia dalla parola che li segue. Inoltre, sempre in concomitanza di una citazione, i tre puntini che segnalano l’omissione possono essere racchiusi entro parentesi quadre.

Una curiosità. La prima parola dopo i tre puntini deve iniziare con la minuscola o con la maiuscola? Beh, dipende. Pare che non esista una regola ferrea su questo, ma solo una consuetudine, dettata soprattutto dal buon senso. Perciò, in linea di massima, ci si può regolare come segue. Se i tre puntini segnalano la conclusione di un pensiero, la parola successiva vuole la maiuscola. Se invece i tre puntini indicano una pausa breve, una pausa che poi segna la ripresa dello stesso pensiero precedente – come per esempio nel caso dei puntini di sospensione –, allora la parola successiva può iniziare con la minuscola.

Ho scritto sopra che questo segno della punteggiatura è spesso abusato. Non è una bella cosa. Per vari motivi. Prima di tutto perché infarcire un testo di tre puntini crea fastidio nel lettore. In secondo luogo, l’abuso indica una reticenza nello scrittore, che inizia le frasi ma poi non ha sufficiente coraggio per andare fino in fondo nell’esposizione dei propri pensieri. Insomma: uno scritto zeppo di puntini di sospensione denota una scrittura immatura e, verosimilmente, anche l’immaturità del suo scrittore o della sua scrittrice.

Va da sé che i tre puntini dovrebbero essere usati il meno possibile. In effetti, nella stragrande maggioranza dei casi, possono essere eliminati dal testo senza che il senso o l’efficacia dello stile ne risultino minimamente compromessi. Abbi fiducia: è così.

Questo è quanto si può dire sull’uso dei tre puntini nella punteggiatura italiana. E tu? Usi spesso i tre puntini nella tua scrittura? È un segno della punteggiatura a cui sei particolarmente affezionato? Appartieni forse alla categoria degli scrittori che ne fanno un uso fin troppo abbondante nei propri scritti?

Loading Facebook Comments ...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*