Scrivere un libro e pubblicarlo: 5 consigli da uno scrittore

scrivere un libroScrivere un libro: chissà quanti di voi hanno questo sogno nel cassetto. E chissà quanti di voi hanno anche provato a realizzarlo, ma si sono dovuti arrendere lungo la strada che porta a diventare scrittori. D’altronde, creare un testo e riuscire poi a pubblicarlo con una casa editrice è un’impresa ardua.

Eppure, ogni tanto, qualcuno riesce nell’intento, vincendo la propria sfida personale e con il mercato editoriale. Ogni tanto, qualcuno riesce non solo a scrivere un libro, ma anche a trovare un editore disposto a credere in lui e nellà qualità letteraria del suo manoscritto. A quel punto, il libro del neo scrittore viene stampato e riesce finalmente ad arrivare nelle librerie.

Ma veniamo alla domanda centrale di questo post: come si fa a scrivere un libro? E come si deve procedere per la ricerca di una casa editrice che sia disposta a pubblicarlo? Penso che nessuno meglio di uno scrittore possa rispondere a queste domande. Ecco perché ho deciso di girare questi interrogativi a Riccardo Micheletti, scrittore bresciano e autore di Redvolution – la biografia di Renzo Rosso, il fondatore della Diesel – e di Savelli – testo che narra la storia plurisecolare dell’omonima azienda meccanica.

Micheletti, filosofo con un master in etica dell’impresa, ci darà utili consigli per scrivere un libro, muovendosi su due fronti. Il primo è su come impostare il nostro lavoro, affinché riusciamo a completare la stesura dei nostri testi. Il secondo punto che questo scrittore affronterà è come poter trovare un editore che ci pubblichi.

Il valore aggiunto delle parole che l’autore di Redvolution condivide con noi sta anche nei riferimenti culturali e letterari che ci indica. È come se Micheletti volesse continuamente suggerirci che non basta “fare lo scrittore” per scrivere un racconto o un saggio e riuscire poi a pubblicarlo: bisogna invece “essere uno scrittore”, cioè calarsi completamente nel ruolo di autore, senza alcun tipo di compromesso.

Il mestiere di scrittore non è certamente una cosa alla portata di tutti, anche se la diffusione dei siti di self publishing può spingerci a pensare il contrario. Scrivere un libro e riuscire a farsi notare da una casa editrice continuano a essere privilegi di pochi. È dunque necessario fare un po’ di chiarezza e individuare qualche linea guida in questo campo, e i consigli di uno scrittore affermato come Micheletti ci aiuteranno proprio a centrare l’obiettivo. Lasciamogli perciò la parola.

 

Considerazioni preliminari sullo scrivere un libro

come scrivere un libroScrivere un libro è un lavoro senz’altro molto complesso. Non è come costruire un muro alto dieci metri che, posto che in un’ora si alza un metro di muro, in dieci ore si è completato il lavoro. No, non è tutto così automatico.

Talvolta, per scrivere una pagina bisogna attendere anche mesi di tempo, perché l’idea che verrà sviluppata in quelle righe può aver bisogno di essere sedimentata tra le pieghe del mondo interiore dello scrittore. Sarà poi l’idea stessa, una volta matura, ad affiorare alla coscienza del narratore e a raggiungere la sua mano.

Il lavoro dello scrittore è cioè qualcosa che possiede un lato misterioso, che va oltre a quello puramente tecnico, perché il libro è un’opera “creativa”, o “subcretativa”, come diceva John Ronald Tolkien, secondo cui lo scrivere è il riflesso dell’opera del Creatore, di cui noi siamo immagine e somiglianza. E chi aspira a scrivere un libro e poi a pubblicarlo non può non tenerne conto.

 

Scrivere un libro: le ragioni e il fine

creare un testo che sarà pubblicatoLe ragioni per cui una persona decide di scrivere un libro possono essere molteplici. Si può iniziare a scrivere per “amore”, come nel caso di Un uomo, scritto da Oriana Fallaci per raccontare la storia tormentata di Alekos Panagulis, un attivista politico greco che la scrittrice fiorentina amò e che, per un breve periodo di tempo, fu il suo compagno nella vita. Oppure si può scrivere un libro per “vendetta”, come nel caso de L’amante, il romanzo della scrittrice francese Marguerite Duras, scritto principalmente per descrivere, quindi per rendere pubbliche, le malefatte di suo fratello maggiore – la storia d’amore, autobiografica, narrata nel romanzo è solo un pretesto.

Personalmente, scrivo libri per “passione”. La mia passione è l’impresa, ossia quella realtà intermedia tra l’individuo e lo Stato, grazie a cui le istituzioni politiche possono ridistribuire la ricchezza e perseguire il bene comune.

Alla guida delle imprese vi sono gli imprenditori, persone che ai miei occhi hanno sempre rappresentano un ideale umano, in quanto sono figure che riescono a elevare il proprio livello di vita non attraverso espedienti illegali o immorali, ma grazie alla volontà e al lavoro.

Ora, se la ragione che mi spinge a scrivere un libro dedicato al mondo dell’impresa è la passione, non posso dimenticare che lo “scopo” del mio lavoro è quello di favorire la coscienza di sé. Credo cioè che la narrazione sia uno strumento insostituibile per accrescere la mia e l’altrui autocoscienza. Mi spiego meglio: comprendere se stessi in maniera diretta è molto difficile. La prossimità – cioè l’estrema vicinanza della nostra coscienza con noi stessi – rende difficile il giudizio su di sé. Se però veniamo oggettivati in una storia, allora noi, in maniera indiretta, conosciamo noi stessi.

Nel secondo libro del profeta Samuele, nel Vecchio Testamento, si legge che il profeta Natan si recò a rimproverare il re Davide per aver compiuto un grave crimine: volendo sposare Betsabea, il re aveva mandato in battaglia contro gli Ammoniti il marito di lei, Uria l’Ittita, che infatti morì. Il discorso che Nathan fece al re Davide fu il seguente: “C’era un pover’uomo che aveva un’agnella. Egli amava quest’agnella come una figlia. Un giorno, un ricco signore che possedeva molte greggi, ricevendo un ospite, decise di offrirgli per cena l’agnella del pover’uomo, per preservare le sue ricchezze”. Re Davide osservò: “Quel ricco signore è un criminale. Deve pagare duramente quell’ingiustizia”. Al che Natan gli disse: “Questa storia riguarda te, perché sei tu che hai fatto questo. In quanto re, avevi molte mogli e sei andato a prendere la moglie di Uria”. Allora re Davide, finalmente, vide se stesso, e disse: “Ho peccato, devo pentirmi”.

Se vediamo uno spettacolo in cui la nostra storia viene “raccontata”, noi vediamo noi stessi. È per esempio questo il motivo per cui l’allenatore argentino di pallavolo Julio Velasco consiglia, per comprendere meglio la natura del comportamento umano, non la lettura di saggi di psicologia, ma la lettura di romanzi.

 

Scrivere un libro: il mercato dei libri

Avere delle ragioni per scrivere un libro e aver chiaro lo scopo di questo originale lavoro sono due condizioni necessarie, ma non sufficienti, per scrivere e poi pubblicare un libro.

Non sono condizioni sufficienti perché oggi tutti vogliono pubblicare e, nello stesso tempo, molte persone non vogliono – o non possono – più acquistare libri, purtroppo. In effetti, secondo una recentissima indagine della Nielsen, nel 2014 sono state vendute cinque milioni di copie di libri in meno rispetto all’anno precedente.

All’origine di questo fenomeno, oltre alla crisi economica, vi sono i mass media, che hanno causato un abbassamento drastico del livello qualitativo delle pubblicazioni. Quando io avevo vent’anni, in cima alla classifica dei libri più venduti in Italia c’era Il nome della Rosa di Umberto Eco. Si trattava di un romanzo storico certamente discutibile, ma comunque di grande valore letterario. Oggi, in vetta alla stessa classifica compaiono libri di cucina scritti – si fa per dire – da presentatrici televisive o romanzi pubblicati da persone appartenenti al mondo dello spettacolo, che vendono milioni di copie grazie esclusivamente alla loro esposizione mediatica.

In questo modo però, tutti si sentono autorizzati a considerarsi dei potenziali Proust e, di riflesso, a scrivere un libro. Non è un caso che alcune recenti ricerche abbiano calcolato che, mediamente, viene pubblicato – escludendo da questo calcolo i libri pubblicati a pagamento, cioè quei testi in cui la casa editrice non rischia denaro per la pubblicazione –, un libro ogni diecimila dattiloscritti inviati da aspiranti scrittori. Poi, certo, libri di grande valore trovano sempre spazio tra gli scaffali di una libreria, ma vengono sempre più relegati in secondo piano. Fatevi un giro in una qualsiasi libreria, e ve ne accorgerete.

 

Scrivere un libro: i 5 passi fondamentali

La coscienza delle ragioni e dello scopo per cui si scrive e la conoscenza delle dinamiche del mercato librario rappresentano i capisaldi dell’aspirante scrittore. Senza la coscienza di questi fattori, chi decide di scrivere un libro rischia di veder reso vano il proprio lavoro. Rischia cioè di vedere il suo manoscritto finire tra quei diecimila che le case editrici ogni anno rispediscono al mittente.

Ora, se una persona ha la coscienza dei capisaldi di cui sopra, possiede un’idea interessante da comunicare, ha letto almeno due vagonate di libri – perché per scrivere un libro bisogna aver letto parecchio – e conserva nel cassetto un paio di libri che ha scritto per raggiungere un livello di scrittura decoroso – libri che il potenziale autore non deve assolutamente pensare di pubblicare –, allora la speranza di vedere un suo lavoro pubblicato può essere coronata.

Dati per certi questi “fondamentali”, vediamo quali sono i passi che è necessario compiere per riuscire a scrivere un’opera letteraria e poi ottenerne la pubblicazione da una casa editrice. Personalmente ne ho individuati cinque. Vediamo quali sono.

 

1° passo per scrivere un libro: la competenza sui temi

La prima cosa su cui un aspirante scrittore deve focalizzarsi è la consapevolezza delle sue competenze, nel senso che deve esser certo di possedere delle competenze relativamente alla materia che vuol considerare nel suo testo.

Per scrivere un libro non basta quindi essere dei “competenti del linguaggio”, come diceva Carlo Emilio Gadda per definire il lavoro dello scrittore, ma occorre anche essere degli autentici esperti della “cosa” che si vuol raccontare.

Roberto Saviano ha dichiarato una volta che il grande successo di Gomorra, un romanzo che narra il dominio della camorra sulla città di Napoli, era in buona parte merito del “realismo” del suo lavoro. Ciò era dovuto al fatto che egli stesso aveva trascorso molto tempo nel ventre più oscuro della città partenopea, e che alcuni personaggi da lui descritti li aveva conosciuti personalmente.

Anche Gavino Ledda, autore di Padre e Padrone, che descrive la vita angusta dei pastori sardi, attribuisce la riuscita del suo romanzo al fatto di aver trascorso l’intera adolescenza nel podere del padre: “Ho dato la parola alle pecore. Nessuno prima di allora lo aveva fatto” ha dichiarato.

2° passo per scrivere un libro: parlare di cose nuove

Il secondo consiglio che mi sento di dare a chi voglia scrivere un libro e poi pubblicarlo ha a che fare con una questione puramente strategica, nel senso che si deve scrivere quello che non c’è: “Bisogna scrivere quello che tu avresti sempre voluto leggere, ma che nessuno ha mai osato provare a scrivere” ha detto una volta lo scrittore brasiliano Paolo Coelho, per cercare di spiegare alcune delle ragioni del suo successo editoriale.

Se si scrive su una cosa su cui molti altri hanno già scritto, ci si mette in concorrenza con loro, e ciò determina una competizione distruttiva che, alla fine, penalizza tutti. Quindi: se si vuole aspirare a realizzare un testo che abbia chance di successiva pubblicazione, è necessario essere innovativi.

3° passo per scrivere un libro: la perseveranza

Terzo punto: dopo aver iniziato a scrivere, è necessario “continuare” a scrivere. Sì, perché è bello cominciare le cose, ma solo i forti perseverano fino alla meta.

Quando si inizia a scrivere un libro, si viene trasportati in uno stato di magico entusiasmo, ma poi arriva inesorabilmente il momento in cui non si riesce più a procedere. È l’incubo della pagina bianca, un fenomeno che tutte le persone che nella vita si dedicano alla scrittura conoscono.

Susanna Tamaro, in Cara Matilda, racconta con assoluta precisione la vertigine di questo momento, e consiglia di fare solo una cosa: “Tornare indietro e tagliare”, cancellare, per ripartire da là dove le pagine scorrevano come un torrente. È questo un gesto di sacrificio difficilissimo da compiere, perché ferisce il nostro narcisismo e azzera un lavoro fatto con molta fatica, ma è un’azione necessaria come la potatura dei rami di un albero: una volta che sono stati potati, l’albero crescerà rigogliosamente.

Un altro consiglio tecnico sullo scrivere un libro. Roberto Cotroneo, nel suo Manuale di scrittura creativa, suggerisce di stampare su carta i capitoli che man mano andiamo scrivendo. Questo perché sui video dei computer su cui scriviamo le nostre storie difficilmente riusciamo a vedere gli errori di ortografia che inevitabilmente compiamo. Quindi: scrivere un capitolo, stampare e poi correggere.

4° passo per farsi pubblicare un libro: la ricerca dell’editore

Quarto consiglio agli aspiranti scrittori: quando abbiamo terminato il libro, inizia il lavoro di ricerca di un editore. Ed è qui che si vede la stoffa dello scrittore.

Una volta, John Grisham, il celebre autore statunitense di gialli giudiziari, disse che il vero scrittore è solamente “colui che sa incassare il ‘no!’ dell’editore”. Un aspirante scrittore dovrebbe cioè essere in grado di elaborare, e superare, la frustrazione del rifiuto della pubblicazione da parte di una casa editrice. Chi ha deciso di scrivere un libro dovrebbe cioè “saper perdere”, e non darsi per sconfitto al primo rifiuto.

Per non rischiare di finire al tappeto per i troppi “no!” ricevuti, chi ha scritto un libro dovrebbe quindi avere l’intelligenza di capire innanzitutto quali sono le case editrici più idonee per la pubblicazione del suo lavoro. Per questo è sufficiente consultare i cataloghi degli editori, avendo l’umiltà di non aspirare subito a pubblicare con i grandi nomi dell’editoria italiana.

La maggior parte delle case editrici sono infatti “specializzate”, pubblicano cioè libri dedicati a particolari argomenti. Finito di scrivere un libro, occorre perciò far attenzione a chi presentarlo. Per esempio, non si inviino dattiloscritti che per tema hanno le avventure alpinistiche di un grande scalatore o le prestazioni sportive di un famoso motociclista a un editore specializzato in pubblicazioni scientifiche, perché l’esito della nostra proposta sarà certamente negativo.

5° passo per scrivere un libro: la firma del contratto editoriale

Una volta che la nostra proposta editoriale sarà stata accolta dal comitato scientifico della casa editrice, resta ancora un’ultima cosa da fare: firmare il contratto editoriale con l’editore. Prima della firma, è sufficiente far visionare il contratto al proprio commercialista, e poi si potrà procedere con la siglatura.

A questo punto, la casa editrice deciderà quale sarà il momento più opportuno per distribuire il libro sul mercato librario, e quali saranno le linee guida per procedere alla sua promozione.

 

Considerazioni conclusive sul come scrivere un libro

Chi, come me, narra storie di aziende o di imprenditori, ossia storie compiute da altri, ha la consapevolezza di non essere il protagonista delle vicende che racconta, e questo a molte persone può apparire diminutivo del proprio lavoro.

Certo, l’ideale sarebbe che gli imprenditori stessi raccontassero le loro storie, ma pochissimi di loro hanno materialmente il tempo di scrivere un libro su di sé e sul proprio operato. Per fortuna, come disse una volta Edith Wharton, “Ci sono due modi di diffondere la luce: essere la candela oppure essere lo specchio che la riflette”.

Ecco, chi come me racconta storie di imprese compiute da altri cerca di creare specchi attraverso cui si riesce ugualmente a diffondere la luce. E questa è una cosa bellissima, un mistero che solo la consapevolezza di essere dei “subcreatori” può spiegare.

 

scrivere un libroRingrazio Riccardo Micheletti per aver fatto un po’ di chiarezza su questi argomenti, dal momento che c’è sempre bisogno di buoni consigli su come scrivere un libro e su come successivamente provvedere a pubblicarlo. Gli scrittori esordienti gli saranno di certo riconoscenti per queste sue puntualizzazioni sul tema.

Se volete saperne di più su questo autore, vi ricordo le sue due ultime due fatiche letterarie, Redvolution e Savelli, dedicate entrambe a importanti realtà dell’imprenditoria italiana.

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