Parole straniere: come si usano nell’italiano scritto?

parole straniereCome scrivere le parole straniere nella lingua italiana? Spesso ho anch’io dei dubbi, dal momento che lavoro nell’ambito delle professioni del web e il gergo anglofono invade la mia quotidianità lavorativa. Vediamo allora quali sono le regole principali per adoperare i termini stranieri nei nostri scritti.

Per convenzione, quando in un testo ci sono espressioni o parole straniere, esse vanno scritte in corsivo. O meglio: vanno messe in corsivo tutte le parole di altre lingue che non sono ancora entrate nell’uso italiano. Per capire quali siano basta consultare un buon dizionario della lingua italiana. Al contrario, le parole straniere oramai assimilate all’italiano si lasciano in tondo, cioè nel carattere normale. In entrambi i casi, il termine va scritto secondo la grafia originale: per esempio, i termini francesi mantengono gli accenti, mentre quelli tedeschi conservano l’iniziale maiuscola.

Se alcune parole straniere che andrebbero in corsivo ricorrono frequentemente nel testo, si può scriverle in corsivo solo la prima volta, mettendo eventualmente la loro traduzione tra parentesi. Le volte successive, si possono scrivere in tondo. Oramai, una volta che il lettore le ha incontrate la prima volta, ha acquisito una certa familiarità.

Le parole straniere che sono entrate nell’uso italiano si sillabano secondo le regole della nostra lingua. Quelle che invece non sono ancora entrate nell’uso italiano vanno sillabate secondo le regole della lingua di provenienza.

Un’altra consuetudine d’uso piuttosto particolare. È abitudine mettere in corsivo, secondo le regole sopra, solo i nomi comuni. Rimangono in tondo tutti i nomi propri di persona, di associazioni, di partiti, i nomi geografici ecc.

Le parole straniere entrate nell’uso della nostra lingua vanno adoperate secondo il genere oramai consolidato in italiano. Le parole straniere non entrate nell’uso prendono il genere che hanno nella lingua di appartenenza. Le parole che nella lingua originale sono di genere neutro possono essere messe al maschile o al femminile a seconda dell’uso o del genere delle corrispondenti parole italiane.

Le parole straniere entrate nell’uso della lingua italiana sono invariabili e si lasciano in tondo al plurale. Al contrario, le parole straniere che non sono ancora entrate nel vocabolario italiano vanno scritte in corsivo anche al plurale, e vanno declinate secondo le regole della lingua di provenienza.

Nello specifico, ecco alcune regole per le parole straniere in francese, in tedesco e in spagnolo:

  • In francese, l’accento e il segno di dieresi, che sono obbligatori sulle minuscole, si possono omettere sulle maiuscole e sul maiuscoletto.
  • In spagnolo, l’accento è sempre acuto e va messo anche sulle lettere maiuscole.
  • In tedesco, tutti i sostantivi si scrivono con l’iniziale maiuscola.

Conoscevi queste regole per la scrittura delle parole straniere in italiano? Curiose vero?

Penso che tutti noi dovremmo comunque limitare l’uso delle parole straniere al minimo indispensabile. Non lo dico per una qualche forma di nazionalismo. Lo dico per l’efficacia delle nostre comunicazioni. A parte le più comuni parole straniere che sono entrate nel dizionario italiano, come per esempio computer e smartphone, le altre non sono così tanto conosciute dai più. Allora perché insistere ad adoperarle? Perché danneggiare il grado di comprensione dei nostri testi?

Ciò vale soprattutto per le aziende, che devono scrivere testi informativi e commerciali che siano innanzitutto utili e semplici. Sennò i potenziali clienti non li capiscono. E soprattutto quando si tratta di testi sul web, questo vuol dire una cosa sola: i potenziali clienti andranno a navigare sui siti dei concorrenti che hanno scritto per farsi capire. E compreranno su quelli.

 

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comunicazione su un sito webQuesto post parla del fatto che esiste un modo molto preciso di scrivere le parole straniere nella lingua italiana, ed è stato scritto da Alessandro Scuratti, specialista in marketing dei contenuti e in business blogging.
Da più di 20 anni mi occupo di comunicazione per le aziende, come business writer e come content creator. Dal 2011, gestisco questo mio blog personale, visitato da migliaia di persone ogni giorno. Sono anche l’autore del libro “Scrivere per il web 2.0”.
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