Il modo gerundio nella grammatica della lingua italiana

gerundioOggi faremo un ripasso del modo gerundio e delle sue regole d’uso nella lingua italiana. Continua quindi questo mio percorso di approfondimento di alcuni aspetti della nostra grammatica. Un percorso che, prima del gerundio, mi ha portato già a parlare di altri tre modi verbali: il congiuntivo, il condizionale e l’imperativo.

Il gerundio è il modo che presenta l’azione (o lo stato o l’evento) indicata dal verbo mettendola in relazione con un altro evento, che è espresso dal verbo della proposizione principale da cui la frase con il gerundio dipende. In effetti, il modo gerundio non si usa mai nelle proposizioni principali, ma solo nelle proposizioni dipendenti. Nello specifico, il gerundio può indicare:

  • Il modo in cui ci si comporta quando si compie l’azione: “Il professore entrò in classe leggendo il giornale”.
  • La causa che determina l’azione: “Conoscendo già la situazione, ho preferito non fargli domande imbarazzanti”.
  • Il mezzo o lo strumento con cui si compie l’azione: “Studiando il gerundio imparerai meglio la grammatica italiana”.
  • L’occasione o la circostanza di tempo in cui l’azione ha luogo: “Entrando a scuola, incrocio sempre la bidella”.
  • Il fatto realizzatosi che, nonostante il suo realizzarsi, non ha però comportato il verificarsi dell’evento espresso dalla proposizione principale: “Pur avendo studiato il modo gerundio, a scuola ho preso un pessimo voto nel compito di grammatica”.
  • La condizione necessaria affinché si realizzi l’evento espresso dalla proposizione principale: “Solo studiando di più la grammatica potrai essere promosso in italiano”.

Una particolarità. Il gerundio è un modo verbale che non possiede alcuna desinenza per indicare la persona che compie l’azione da esso espressa. Per questa ragione, il gerundio acquista in automatico come soggetto il soggetto del verbo della proposizione principale. Facciamo un esempio per chiarire meglio questa regola. Nella frase “Studiando la grammatica italiana in biblioteca, ho visto passare Mario”, il soggetto del gerundio è “io”, poiché quello è il soggetto del verbo nella proposizione principale.

E se invece si volesse usare il gerundio riferendolo a una persona diversa dal soggetto del verbo nella proposizione principale? Si può fare. In questo caso, la regola vuole che si esprima necessariamente il soggetto nella frase con il verbo al gerundio. Facciamo anche qui un esempio chiarificatore: “Essendo il professore ammalato, Mario saltò l’interrogazione di grammatica italiana”. Il professore è il soggetto che la norma ci impone di esplicitare nella proposizione dipendente che contiene il gerundio. Se il soggetto nella frase con il verbo al gerundio non venisse espresso, si creerebbe una situazione di ambiguità. Perché, come abbiamo visto, la regola vuole che il gerundio prenda il soggetto dalla proposizione principale.

Il soggetto del gerundio non va ovviamente indicato quando il gerundio è usato con valore impersonale. Un paio di esempi: “Sbagliando s’impara”, “Essendo estate, faceva molto caldo”.

Il termine gerundio deriva dal verbo latino se gerere, che significa comportarsi. Nello specifico, il nome gerundio è tratto dall’espressione modus gerendi, che si traduce con modo di comportarsi. In effetti, il gerundio è il modo che indica l’azione – da compiere o che si compie – in rapporto a un’altra azione.

Il modo gerundio possiede due tempi verbali: il gerundio presente e il gerundio passato. Una premessa importante: come è evidente a tutti, il gerundio è una forma verbale invariabile, cioè non subisce alcuna modificazione di genere e di numero. Però, nella forma composta (il gerundio passato) e in quella passiva, si comporta come un normale aggettivo: vede pertanto modificarsi la desinenza del participio passato sia nel genere che nel numero.

Andiamo ora ad analizzare nel dettaglio le regole d’uso del gerundio presente e del gerundio passato nella grammatica della lingua italiana.

 

Il gerundio presente nella grammatica della lingua italiana

Il gerundio presente (o gerundio semplice) indica un’azione che si svolge contemporaneamente a quella espressa dal verbo contenuto nella proposizione principale. Ecco alcuni esempi di gerundio presente: “Si arrabbia sempre sbraitando”, “Si arrabbiò, come sempre, sbraitando”, “Si arrabbierà, come sempre, sbraitando”.

Oltre che nelle proposizioni dipendenti, il gerundio presente trova spazio in alcune costruzioni perifrastiche molto frequenti sia nella lingua parlata che in quella scritta. Queste costruzioni perifrastiche sono:

  • Il verbo stare più il gerundio presente (perifrasi che indica un’azione che dura, che si prolunga nel tempo): “Mario sta studiando grammatica”.
  • Il verbo andare più il gerundio presente (perifrasi che indica un’azione considerata nel suo nascere e nel suo successivo svilupparsi): “I miei studenti vanno acquisendo sempre più confidenza con la grammatica della lingua italiana”.
  • Il verbo venire più il gerundio presente (perifrasi che indica anch’essa un’azione considerata nel suo nascere e nel suo successivo svilupparsi): “Mario venne ben presto maturando l’idea che, per prendere buoni voti in italiano a scuola, occorreva studiare di più la grammatica”.

In tutte queste forme perifrastiche, l’azione vera e propria è espressa dal gerundio presente, mentre i verbi stare, andare e venire hanno una funzione d’appoggio simile a quella dei verbi servili. In questo senso, da un punto di vista sintattico, costruzioni verbali come “sta studiando” o “va maturando” rappresentano un unico predicato verbale.

 

Il gerundio passato nella grammatica della lingua italiana

Il gerundio passato (detto anche gerundio composto) indica un’azione precedente a quella espressa dal verbo della proposizione principale: “Avendo oramai fatto i compiti, Mario si mise a giocare”.

Il gerundio passato non è granché diffuso, né nella lingua parlata né in quella scritta. Perché? Forse perché il gerundio passato viene percepito come un tempo verbale adoperato solo dalle persone forbite quando fanno uso di uno stile ricercato. Perciò, in linea di massima, il gerundio passato viene visto come più adatto all’uso nel genere letterario e in quello poetico. È per questo che, nel parlare e nello scrivere quotidiano, il gerundio passato viene sostituito da proposizioni subordinate esplicite oppure da proposizioni coordinate. Ecco due esempi per meglio chiarire il concetto: “Dal momento che aveva oramai fatto i compiti, Mario si mise a giocare” oppure “Mario aveva oramai fatto i compiti e si mise a giocare”.

 

Questo è quanto su può dire sul modo gerundio e sulle sue regole nella grammatica della lingua italiana. Conoscevi già tutte queste norme d’uso del gerundio? Hai mai fatto caso a quando e quanto lo usi nella lingua parlata e in quella scritta? Lascia un commento e condividi con noi le tue osservazioni sul modo gerundio!

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2 pensieri su “Il modo gerundio nella grammatica della lingua italiana

  1. stefania

    Professore, ricordo vagamente che vi sarebbe una regola riguardante il modo gerundio : dopo il g. non dovrebbe mai utilizzarsi il “che”, ad es. Essendo che andai….. mi conferma?
    Trovo che sia questo un errore diffuso e generatore di cacofonie, per cui nella sua “guida”, se lo trova opportuno, io lo riporterei ..
    Saluti

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