Case study: come scrivere case history che vendono

case studyIl case study  – detto anche case history o caso di successo – è un breve documento in cui un’azienda spiega come ha risolto, attraverso i propri prodotti o servizi, uno o più problemi a un cliente. Il cliente può essere sia un’altra azienda che un privato. Di norma, la lunghezza di un case study è compresa tra una e tre pagine. Quasi mai supera le quattro o cinque.

Una case history è uno strumento di marketing eccezionale per qualsiasi tipo di impresa. In effetti, rappresenta al tempo stesso un mezzo di comunicazione efficace e un’arma potente al servizio della divisione vendite.

Come è evidente, un case study è una testimonianza concreta di come i prodotti o i servizi dell’azienda possono funzionare in contesti reali. E si sa: niente è più persuasivo di un caso di successo reale, tangibile, specifico. Che c’è infatti di più convincente di un cliente che, in carne e ossa, elogia l’operato del proprio fornitore?

Di conseguenza, solo per fare un esempio, ogni azienda dovrebbe prevedere nel proprio sito una sezione “casi di successo”. In essa dovrebbe inserire le proprie case history, per dare testimonianza dell’efficacia dei prodotti e dei servizi che offre.

Detto ciò, la domanda a cui ora rispondere è: come scrivere un case study persuasivo? Cioè: come scrivere una case history che fa vendere? La risposta è semplice: basta seguire i consigli riportati sotto. Si tratta di suggerimenti molto pratici, in grado di aiutare a creare casi di successo realmente efficaci.

Ecco quindi le regole da seguire per creare una case history di successo:

 

 

case studyUn dettaglio finale, ma per nulla irrilevante. L’azienda ha ottenuto l’autorizzazione scritta da parte del cliente a pubblicare online e su carta la case history? Attenzione a questa cosa: potrebbero esserci spiacevoli risvolti legali.

Questi erano i miei consigli su come scrivere un case study che fa vendere. Hai dei suggerimenti ulteriori? Lascia un commento!

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Posted on settembre 29, 2012 at 18:22 by Alessandro Scuratti · Permalink
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