E tu fai content marketing bene o male?

content marketingFare content marketing funziona: rende più efficace la tua lead generation e quindi ti fa trovare nuovi clienti. In altre parole: il marketing dei contenuti è un’arma potentissima al servizio del tuo business. E ciò vale indipendentemente dalle tue dimensioni e dal settore in cui operi: puoi essere sia un grande brand che una minuscola PMI, e puoi occuparti di qualsiasi prodotto o servizio nel B2C o nel B2B.

L’importante però è che tu faccia content marketing nella maniera giusta. Già, perché fare marketing dei contenuti in modo approssimativo o addirittura sbagliato non ti darà alcun risultato positivo. Anzi: se non studi una strategia e non applichi le tecniche più corrette, rischi solo di buttare dalla finestra il tuo tempo e i tuoi soldi.

Bright Edge ha creato un’ottima infografica – sopra a destra, cliccala per ingrandirla – che ci spiega le differenze che esistono tra chi fa content marketing male e chi lo fa bene. Sono differenze davvero abissali. Chi fa marketing dei contenuti in maniera corretta ha familiarità con concetti come la content strategy, il copywriting, la SEO, la scrittura per vendere, il digital marketing ecc. Gli altri sono semplicemente volonterosi dilettanti, esposti al rischio di clamorose cantonate.

Cominciamo a vedere quali sono gli atteggiamenti di chi fa content marketing in modo errato. Valutiamo cioè le azioni dei content marketer maldestri, per capire quali sono gli sbagli nel loro operato. Dunque, i marketer che si rivelano inefficaci nel fare marketing dei contenuti:

  1. Creano contenuti di qualità. E fin qui tutto bene in realtà: creare valore per i lettori della propria nicchia è un pilastro del content marketing.
  2. Pubblicano i loro contenuti sul sito web aziendale e sul blog aziendale. E anche qui siamo nel campio dell’ovvio, direi.
  3. Attendono speranzosi che i visitatori si trasformino in clienti, senza però fare azioni supplementari per promuovere i contenuti pubblicati. E qui qualcosa comincia a scricchiolare: questo atteggiamento è troppo passivo…
  4. Si fanno prendere dal panico quando si accorgono che la magia non è avvenuta: i visitatori non si sono trasformati d’incanto in clienti! Ma guarda un po’ che coincidenza…
  5. Cominciano a spendere un sacco di soldi per promuovere i propri contenuti con Google AdWords, Facebook Ads e LinkedIn Ads, sperando che ciò porti conversioni e quindi visibilità e vendite online.
  6. Ma si accorgono che le conversioni sul sito web o sull’e-commerce continuano a non arrivare…
  7. Così si arrabbiano e vanno a rimpolpare la schiera di quei marketer che, frustrati dall’esperienza negativa ottenuta, finiscono per dire: il content marketing non funziona!

Al contrario, i content marketer che hanno esperienza nella materia, mettono in moto tutta una serie di pratiche che portano al successo le loro tattiche di marketing dei contenuti. Per esempio:

  1. Creano contenuti di qualità, ma con una differenza: oltre alla conversione, puntano anche a sfruttare i vantaggi che derivano dalla SEO. Cioè: scrivono sì contenuti di valore, capaci potenzialmente di convertire i lettori in clienti, ma adoperano le tecniche di search engine optimization affinché i contenuti possano posizionarsi bene su Google, e quindi essere visibili nelle SERP organiche del motore di ricerca. Il che favorisce enormemente la loro promozione!
  2. Non si limitano a pubblicare i contenuti sul sito web aziendale o sul corporate blog, ma li promuovono anche sui social network aziendali.
  3. Fanno una cosa fondamentale: restano in ascolto dei feedback che provengono dalla nicchia. Questo continuo monitoraggio dei risultati gli permette di aggiustare i contenuti che creeranno successivamente. In questo modo potranno intercettare e soddisfare ancor meglio i bisogni dei propri potenziali clienti.
  4. Sono perseveranti: continuano a produrre contenuti, ben sapendo che non tutti i contenuti creati possono diventare virali, e cioè che un contenuto “che spacca” lo si produce raramente. Ecco perché occorre costanza nel content marketing, sfornando qualità e valore in rapida successione.
  5. Attendono pazientemente che i fan su Facebook e i follower su Twitter inizino a condividere i contenuti che l’azienda ha pubblicato.
  6. Sanno che, prima o poi, tra quanti condividono sui social i contenuti aziendali ci sarà anche un influencer della nicchia. E quando riusciranno a coinvolgere un influencer potranno avere più autorevolezza e raggiungeranno una fetta più ampia di potenziali clienti.
  7. Sanno anche che produrre qualità con costanza gli permetterà di avere sempre più visibilità. Le persone cominceranno a regalare al sito web aziendale e al corporate blog dei link in ingresso (link earning), con il risultato che l’autorevolezza dei progetti web dell’azienda crescerà.
  8. Sanno che i link in ingresso si tradurranno in un premio da parte di Google: i contenuti aziendali si posizioneranno molto meglio per le keyword che convertono.
  9. Alla fine di tutto questo lavoro, i marketer che fanno content marketing efficace sanno che gli utenti web diventeranno loro clienti, proprio perché l’azienda è stata paziente e tenace, e ha messo in campo tutte le pratiche giuste per fare lead generation in modo intelligente e proficuo.

Ecco, a grandi linee, questa è la differenza tra chi fa content marketing male e chi lo fa invece con successo.

E tu, che ne pensi di queste indicazioni? In quale dei due tipi di content marketer ti riconosci? Che cosa dicono i risultati che ottieni sul sito e sul blog aziendale? Come fai inbound marketing? Di’ la tua nei commenti al post qui sotto!

Loading Facebook Comments ...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*