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I “creativi” fanno male al marketing?

Rileggevo in questi giorni la geniale presentazione di Gianluca Diegoli qui sotto, che indaga i motivi perché i cattivi creativi non fanno bene al marketing.

Innanzitutto: che cosa s’intende per cattivi creativi? Un cattivo creativo è quello che nella vita voleva fare l’artista, ma che poi ha ripiegato sulla pubblicità e sul marketing. Un cattivo creativo pensa solo a esprimere la propria creatività, senza mettersi nei panni dei destinatari di quella sua creatività.

Creativi di questo tipo non fanno sicuramente bene al marketing, perché pensano solo a realizzare il proprio ego e non ai bisogni degli utenti del web e dei clienti delle aziende. Cioè: questi creativi sono autoreferenziali, non pensano alle persone. E questo è indubbiamente dannoso, sia per il marketing che per il web marketing. Soprattutto nel web conversazionale, collaborativo di oggi!

Ma ora vi lascio alla presentazione…

 

 

 

“I 10 peccati capitali del marketing”, P. Kotler

I 10 peccati capitali del marketing, di Philip KotlerManuale agile, ma non superficiale. Scritto con chiarezza e concretezza: Kotler va dritto al nocciolo dei problemi.

Punto di partenza: oggi il marketing è in crisi. Per Kotler, ciò succede perché:

  • Grazie soprattutto al web, oggi “i consumatori sono più informati e avveduti nelle loro abitudini d’acquisto”.
  • I costi del marketing di massa sono sempre più alti, ma l’efficacia di questa tecnica è oramai minima.
  • Le imprese sono sempre più incapaci di ascoltare i loro clienti e di soddisfare i loro bisogni.
  • I programmi di fidelizzazione sono oramai così diffusi da risultare praticamente inefficaci.
  • La concorrenza a basso costo della Cina è un grosso problema.
  • Molte delle differenziazioni che le aziende operano sono irrilevanti per i loro clienti.
  • Nelle fasi di recessione dei nostri giorni, le imprese tagliano gli investimenti al marketing.
  • Dare visibilità a un marchio è sempre più difficile.

Per tutti questi motivi, fare marketing oggi è sempre più difficile. Anche se, paradossalmente, la teoria del marketing è lì, chiara e solida.

Ecco allora che Kotler elenca quelle che ritiene le dieci carenze più sanguinose del marketing odierno. Per ognuna di esse dettaglia i sintomi e indica la cura da praticare. In breve: I dieci peccati mortali del marketing dà consigli efficaci per riorganizzare al meglio le prassi di marketing delle imprese.

Personalmente, i miei peccati preferiti sono il secondo e il decimo.  🙂  Il secondo è questo: le imprese non conoscono a fondo i loro clienti. Invece, il decimo: le imprese non traggono tutti i possibili benefici dalla tecnologia, in primo luogo da Internet.

Cluetrain Manifesto: altre considerazioni

Cluetrain ManifestoCluetrain Manifesto: torno a parlarne, a rimorchio del post di ieri. Lo faccio per segnalare la traduzione italiana delle novantacinque tesi di Levine, Locke, Searls e Weinberger.

Segnalo anche quello che può considerarsi il Cluetrain Manifesto italiano: [mini]marketing, 91 discutibili tesi per un marketing diverso di Gianluca Diegoli. Il libro si può scaricare gratuitamente da questa pagina del blog di Diegoli.

Come spiega l’autore, [mini]marketing non è un manuale di business, ma un generatore di dubbi sul marketing e la comunicazione aziendale nell’era della conversazione globale dei forum, delle community, dei Mini marketing di Gianluca Diegoliblog, dei social network e delle forme fluide di dialogo online che chiamiamo social media.

Nel libro non si trovano ricette segrete per un web marketing efficace, ma idee che mettono in discussione alcuni punti di vista del marketing tradizionale, proprio come fa il Cluetrain Manifesto.

Anche il blog di Diegoli ha contenuti davvero interessanti e merita di essere inserito nei “Preferiti”.

Cluetrain Manifesto

Sto leggendo alcuni libri per aggiornare le mie conoscenze su social network e web marketing. In essi si fa continuo riferimento al Cluetrain Manifesto. Mi è così venuta voglia di dedicargli un post.

Il Cluetrain Manifesto è un documento che descrive i cambiamenti che Internet ha portato nel mondo della comunicazione. In particolare, dà suggerimenti alle aziende su come adeguarsi ai mercati di oggi, figli della rivoluzione di Internet. Scritto nel 1999 da Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger, è strutturato in novantacinque tesi.

Le tesi esaminano l’impatto che Internet ha avuto sui mercati e sulle aziende. In effetti, Internet ha cambiato il modo di comunicare tra le persone, tra le aziende, tra le aziende e le persone. Il Cluetrain Manifesto propone perciò idee rivoluzionarie rispetto ai modelli di marketing e di business tradizionali.

Alla base c’è una constatazione: Internet è diversa dai media tradizionali usati per il marketing di massa. Consente infatti alle persone di avere conversazioni di tipo one-to-one. E queste trasformano completamente le pratiche commerciali tradizionali. “È cominciata a livello mondiale una conversazione vigorosa. Attraverso Internet, le persone stanno scoprendo e inventando nuovi modi di condividere le conoscenze con incredibile rapidità. Come diretta conseguenza, i mercati stanno diventando più intelligenti e più velocemente della maggior parte delle aziende”.

Internet ha trasformato i mercati in conversazioni. La capacità di Internet di collegare informazioni – attraverso gli ipertesti – ha cambiato le regole della comunicazione per le aziende. E queste nuove comunicazioni avvengono con una grammatica nuova e non sono controllabili dalle aziende. Di più: la stessa tecnologia che collega le persone nei mercati fuori delle aziende connette anche i lavoratori all’interno delle aziende.

Internet ha creato un mercato e un consumatore più informati. L’informazione disponibile sul mercato è superiore a quella a disposizione delle aziende stesse. Con l’emergere di questo mercato virtuale, le aziende hanno l’obbligo di partecipare alla conversazione del mercato. E di farlo secondo le regole nuove del mercato, non secondo le proprie. Altrimenti ne subiranno le conseguenze. Perché è oramai chiaro a tutti i consumatori che la comunicazione aziendale sui mass media tradizionali non è autentica.

All’interno delle aziende dovrà perciò crearsi una struttura ipertestuale che prenderà il posto dell’organigramma formale. Il mercato in Rete dovrà essere collegato all’Intranet aziendale, per permettere la più completa comunicazione tra chi vive nel mercato e i dipendenti dell’azienda. Insomma: le organizzazioni in generale – e le aziende in particolare – devono cambiare. Ciò significa che le barriere aziendali devono crollare: bisogna creare una conversazione tra i dipendenti e chi è fuori dall’azienda.

L’obiettivo del Cluetrain Manifesto è una vera e propria riforma del linguaggio con cui le aziende comunicano. Nell’era di Internet, le comunicazioni di business devono trasformarsi da dichiarazioni di mission e da mezzi di comunicazione di marketing – che sono rivolti a segmenti di mercato di consumatori – a dialoghi e conversazioni aperte tra consumatori e aziende.

Link alla traduzione italiana delle 95 tesi

Sito ufficiale del Cluetrain Manifesto